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29 maggio 2018 ,

GDG Modern Trio

SPAZIO 1918

2018 - Brutture Moderne
[Uscita: 18/05/2018]

#consigliatodadistorsioni

 

Le iniziali dei cognomi a suggellare l'incontro e l'intesa fra tre musicisti già noti nell'ambito della musica indie italiana: Stefano Ghittoni (Dining Rooms), Bruno Dorella (Bachi Di Pietra, OvO, Ronin) e Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, produttore e fondatore della label Brutture Moderne per la quale esce questo "Spazio 1918"). Il lavoro si è sviluppato nel corso di due anni con Ghittoni che ha dato il la con i suoi spunti di elettronica vintage sui quali poi il trio ha costruito i vari brani. Il risultato è un album dalla prevalente suggestione cinematica e immaginifica, tante brevi colonne sonore per film mai girati, ma che affondano dentro l'immaginario filmico e musicale. Fra le atmosfere misteriose e inquiete di Lynch (le atmosfere rarefatte e notturne, con un giro di chitarra ipnotico di Retrophuturo), l'epica malinconica di Morricone (la stupenda ed evocativa chitarra di Astro Blues) e l'esotismo lisergico delle soundtrack italiane degli anni '70 (il vibrafono sbarazzino della deliziosa title track) si dipana una trama sonora che spazia dal glitch, all'elettronica vintage, alle percussioni africane, ai field recordings (le tre brevi tracce titolate Interferenze), alla psichedelia, ai beat geometrici, al jazz, all'ambient (i paesaggi oscuri disegnati dal moog e dalla chitarra in X-Rated)

 

Come suggerisce la bella copertina la musica del GDG Modern Trio vive in una dimensione astratta, proiettata in uno spazio mentale che oscilla fra passato e futuro. Come nell'unico brano cantato, Spirit, nel quale la voce calda e suadente di Ghittoni pronuncia parole che sembrano dileguarsi lontane, avvolte nelle morbide sonorità elettroniche che sfumano nel finale su un sognante assolo di chitarra. In "Spazio 1918" tutto è orchestrato con grande senso della misura e dell'equilibrio, ogni brano si ha l'impressione che sia stato finemente cesellato con la passione e l'attenzione dei migliori artigiani, un lavoro a togliere più che ad aggiungere che ha portato a un risultato davvero buono e rimarchevole, dove la sperimentazione si abbina perfettamente a una grande godibilità e perfino alla chiara semplicità espressiva, poco più di mezz'ora, ma di musica di alta qualità e dal forte potere evocativo.

Voto: 7,5/10
Ignazio Gulotta

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