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12 novembre 2014 ,

Paolo Conte

SNOB

2014 - Universal
[Uscita: 14/10/2014]

# Consigliato da Distorsioni
snob“Snob”,
contrazione di “sine nobilitate” è colui che finge di essere ciò che non è. Opposto dello snob è il dandy, che è fiero di essere ciò che è, soprattutto se ciò lo fa andare controcorrente rispetto alla maggioranza silenziosa. Paolo Conte si sente dandy ma, dice, ha scelto di intitolare il suo nuovo disco “Snob”, perché all’estero (dove è amato quanto Sinatra o i Rolling Stones) è più comprensibile. Precisazione doverosa in un’epoca in cui gli snob imperversano. Ciò detto, come affrontare il nuovo disco dell’Avvocato Astigiano, premesso che “Psyche” ci aveva molto deluso e “Nelson” ci era sembrato un disco non di Paolo Conte, ma di uno qualunque che gioca a fare Paolo Conte, tanto era così smaccatamente paolocontiano e pure poco riuscito? Snobbarlo? Amarlo a prescindere? La scelta migliore rimane non fare gli snob, metterlo sul lettore e ascoltarlo. Ed ecco, dopo un’inquietante Si sposa l’Africa - col nostro che ripete “Kunta Kinte, Kunta Kinte” - un disco così paolocontiano che più paolocontiano non si può ma, fortunatamente, molto migliore dei precedenti.

 

Già dalla seconda canzone, Donna dal profumo di caffè, siamo in quel mondo di donne misteriose, uomini delusi e terre lontane, in quell’immaginario da eterno adolescente di provincia così veramente italiano, quello di Fellini o di Hugo Pratt, per intenderci. Certo, lì siamo da quarant’anni e lì restiamo, dirà qualche lettore, o critico, o esigente. Ma si puòPaolo-Conte-5_Public_Notizie_270_470_3 chiedere a Paolo Conte di non essere Paolo Conte, e diventare, che so, Ty Segall o Aphex Twin? Non è possibile. E che possiamo farci se la rumba Argentina, il pianoforte malinconico di Snob, i clarinetti di Tropical (l’accento sulla a, Paolo Contemi raccomando), continuano a stregarci? Ritmi sudamericani, così solari, mescolati a melodie malinconiche, così autunnali, vedi Glamour col suo francese da seduttore blasèe, sono ancora per noi una ricetta vincente.  Nessuna canzone di questo disco vale Gli impermeabili o Alle prese con una verde milonga, ma non potevamo pretenderlo, e anzi, escluse un paio, sono piuttosto belle. Giovano gli arrangiamenti spartani, accanto al piano spunta un fagotto, un clarinetto, una fisarmonica, un sax, e i testi sono più ispirati che nelle penultime prove. L’arringa dell’Avvocato Astigiano continua ad ammaliarci. 

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

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