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27 marzo 2013 , ,

Lord Shani

PROGRESS YOUR SOUL

2013 - Go Down Records
[Uscita: 1/01/2013]

LORD SHANI Progress Your SoulNati a Milano nel 2010, i Lord Shani giungono al disco d’esordio grazie all’interesse della sempre attenta Go Down Records. Composti da Viola Road alla voce (già partner di Mike Painter), Paolo Bramino (Free the Nation, Mo' Stipiti, Matra) alla chitarra, Petrolio al basso e Tribalex (Ritmo Tribale, No Guru) alla batteria – che ha preso il posto dell’ex Timoria Diego Galeri, i quattro iniziano sin da subito a comporre materiale proprio, coniugando hard 60 & 70, soul, psichedelia e vintage rock. “Progress Your Soul” ne è la testimonianza: dieci canzoni che uniscono sfumature diverse, legate al passato storico del genere (giusto per fare qualche nome: Janis Joplin, Yardbirds, Cream, Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Jefferson Airplaine, Spencer Davis Group) ma anche a vibrazioni del presente chiamate Siena Root, Spiders e Blue Pills. Dopo aver condiviso il palco con Vibravoid, Lord Bishop, Aqua Nebula Oscillator e tante altre realtà della scena acid rock underground europea, i Lord Shani sono una formazione cui guardare con estremo interesse nel panorama tricolore.

 

Prodotto da Luigi Galmozzi e Paolo Bramino, “Progress Your Soul” suona fresco e incisivo. Grossa fetta del sound poggia sulle chitarre di Paolo, capaci di attraversare fantasie hard, tagli funk e dilatazioni lisergiche. La sezione ritmica regge bene l’urto e dà modo alla voce di Viola – ora soave, ora graffiante – di aprirsi in mille sfumature. Quando esplode il chorus di Told You So la bellezza si materializza clamorosa e prorompente; Old Trap e I Stand Accused grondano rock sanguigno e blues selvaggio, Fight è groovy funk ribollente da levare il fiato, Duel è una carezza in bilico tra rock e soul che fa il paio con l’ammaliante, malinconica e orecchiabile A Day. Cosmic Ordeal è il momento più dopato dell’album, quasi sei minuti di puro heavy psych strumentale come Hawkwind e 35007 comandano: un lato del carattere Lord Shani da approfondire senza timori in futuro. Free riprende le redini del lavoro centrando una melodia a presa rapida, squarciata dalla languida tenerezza di Am I Surprised. White Is the Sky chiude i giochi con atmosfere dilatate e vocalizzi ipnotici, distrutti da un pugno di riff dannatamente coinvolgenti. «Om Sham Shanaishcharaye Namah»: il pianeta Saturno è pronto ad accogliere chiunque voglia oltrepassare le barriere del corpo e affrontare lo sguardo di Lord Shani. Ottima promessa questi quattro musicisti lombardi, li attendiamo impazienti al varco del secondo disco.

Voto: 7/10
Alessandro Zoppo

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