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3 giugno 2012

Il Maniscalco Maldestro

OGNI COSA AL SUO POSTO

2012 - Maninalto!/Venus
[Uscita: 13/04/2012]

Il Maniscalco Maldestro “OGNI COSA AL SUO POSTOGiungono al terzo album i volterrani Il Maniscalco Maldestro, un disco che segna una svolta forse decisiva nell’evoluzione del gruppo, una formazione cambiata in modo abbastanza significativo con l’ingresso di Pietro Spinelli alle tastiere e di Simone Sandrucci alle chitarre al fianco degli “storici” Stefano Bartalozzi, chitarra e voce, Davide Mei al basso e  Stefano Tondelli alla batteria, ma forse l’elemento più determinante nel cambio di rotta è il produttore Nicola Baronti che in questo “Ogni cosa al suo posto” suona clavinet, rhodes, sintetizzatori e si occupa dei campionamenti. Infatti la novità presente in questo disco rispetto al passato è l’introduzione massiccia dell’elettronica, una svolta radicale che ha creato qualche sconcerto fra i fan del gruppo.

 

Il risultato è un disco dall’impatto diretto e molto forte, l’elettronica, supportata dai groove potenti della batteria, le chitarre, spesso slide, e l’uso di strumenti come le fisarmoniche o le armoniche, creano un sound che non manca di originalità, grazie anche ai testi che svolgono un ruolo non secondario nel disco. Potremmo infatti definire “Ogni cosa al suo posto” un concept album, i brani sono infatti legati da un filo comune: i tempi inquieti e incerti dell’oggi, a volte il testo è diretto e di sicuro impatto, come in Un paso avanti, uno dei brani più convincenti, 'un passo verso il baratro ancora…diritti lasciati a morire per strada, diritti per cui i nostri nonni son morti', altre volte la crisi dell’oggi si coglie in canzoni d’amore che suonano come grida d’aiuto, Amore sposami che unisce con efficacia dramma e ironia, la citazione di Grease. E’ evidente che il titolo va letto in chiave ironica o come un auspicio, le cose non sono affatto al loro posto, sconcerto e timore dilagano nel mondo che appare un luogo di difficile comprensione, significativo il titolo dell’ultima canzone Il mondo diviso che ci lascia con uno sberleffo tipicamente toscano che piacerebbe a Bobo Rondelli.

 

Al disco però non giova l’eccessiva lunghezza, 15 brani di cui tre strumentali, alla quale corrisponde peraltro una sorta di accumulo di suoni, influenze, citazioni che finiscono per disorientare e stancare, lo stesso mi accadeva con i Casino Royale. Crossover si dirà, ma anche techno, suoni vintage, spruzzate di disco e di Morricone, di rap e di funky acido e fiammeggiante confluiscono in un fiume che a volte sembra perdersi. Peccato perché nei suoi momenti migliori il disco ha una sua forza comunicativa, i testi non sono banali, i musicisti conoscono il loro mestiere e ottengono spesso suoni molto suggestivi, con una citazione particolare per l’armonica. In definitiva un lavoro a togliere avrebbe senz’altro giovato ad un’opera che appare di transizione nella carriera del gruppo toscano e comunque di valore più che apprezzabile.

Ignazio Gulotta

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