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21 giugno 2018

Sixcircles

NEW BELIEF

2018 - Phonosphera Records
[Uscita: 16/04/2018]

Dietro il nome dei Sixcircles c'è un duo formato dal palermitano Giorgio Trombino, eclettico e funambolico polistrumentista presente in svariati progetti come Furious Georgie, Haemophagus, Cavernicular, Sergeant Hamster e dalla trevigiana Sara Bianchin, già in band come Messa, Restos Humanos, che qui si occupa della voce e del tamburello, mentre è Trombino che suona tutti gli altri strumenti. Le registrazioni sono avvenute lungo l'asse Sicilia-Veneto e tutto l'album ha avuto una gestazione di soli due mesi, frutto di un incontro felice fra i due artisti che evidentemente rispondeva a un naturale impeto creativo. E quanto i due siano in ottima sintonia lo si può capire ascoltando a esempio l'equilibrio e l'eccellente resa delle parti vocali, quando alla voce di Sara si unisce la seconda voce di Giorgio si diffonde una magica alchimia nell'aria, la musica si colora di seducente attrattiva. Chi ha seguito le carriere dei due musicisti sarà forse propenso a immaginare un album di stoner o doom o qualche altra diavoleria legata al mondo del metal più estremo, e invece nulla di tutto questo, con "New Belief" siamo dalle parti della psichedelia di stampo americano con riferimenti a band come 13th Floor Elevators, Jefferson Airplane, la Slick ogni tanto viene evocata dalla voce brillantemente acida di Sara, o i contemporanei Black Angels, con in più un alone dark e un mood malinconico che qua e là aleggiano sulle nove tracce del disco.

 

New Belief Begins, un titolo che è quasi un manifesto degli intenti musicali dei Sixcircles, fin dalle primissime note sembra riportarci indietro alla psichedelia d'antan, chitarre acide e riff sporchi e distorti si susseguono su un canto ipnotico, siamo dalle parti dela psichedlia West Coast, così come per la successiva Blue is the Colour, che se all'inizio può far pensare agli It's a Beautiful Day poi trascende in distorsioni e suoni sempre più vicini al noise. Come Reap è una ballata elettrica intrisa di malinconia dai tempi e dal canto dilatato e la meravigliosa Time of Erosion addolcisce in un folk psichedelico, denso di poesia e di magia, un po' Byrds, un po' Linda Perhacs. Late to Awake, con uno splendido finale orientaleggiante, è un mantra psichedelico per chitarra e tamburello che ci conduce lungo le strade che portano in India. Non da meno gli altri brani, ora più duri e cupi (Prison), ora avvolti in una sensualità decadente (Sins You Hide); le note intime di una ballata lenta con cadenze velvettiane (Take Me To Your Desert) e il trasognato folk lisergico di Lawender Wells chiudono un  disco che è una vera goduria per chi si è nutrito dell'erba e dei funghi che crescono nei variopinti prati della psichedelia.

Il disco uscirà prossimamente anche in vinile  per la Nasoni Records.

Voto: 7,5/10
Ignazio Gulotta

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