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28 marzo 2014 , ,

Nibiru

NETRAYONI

2014 - Autoproduzione
[Uscita: 11/01/2014]

Nibiru NETRAYONINibiru, il nome che si è dato il gruppo autore di questo "Netrayoni", è un oggetto planetario che secondo alcuni dovrebbe scontrarsi all’inizio di questo secolo col nostro pianeta, ma è anche un’espressione che in lingua accadica indica attraversamento, punto di incontro. Quale che sia il significato, siamo in ogni caso nell’universo dell’occulto e del magmatico. Un’aura cupa e misteriosa attraversa questo monumentale secondo lavoro della band, un doppio cd diviso in due parti, significativamente intitolate First Ritual: The Kalua’s Circle e Second Ritual: Tears Of Kali. La band, formatasi a Torino e che già nel 2013 si era fatta notare con il primo album “Caosgon”, è formata da Ardath (voce, chitarra e percussioni), Siatris (chitarra, virus, nordlead, voce, mini didgeridoo, percussioni) e Ri (basso, chitarra, organo liturgico, moog)E come in uno sfibrante rituale sciamanico la musica, improvvisata e registrata dal vivo, immerge in un viaggio psichedelico-esoterico dentro il cuore di tenebra del mondo. Magia bianca e nera, filosofie orientali, simbologie egizie, culti esoterici, canti enochiani (da Enoch, personaggio biblico che parlava con gli angeli), tutto confluisce  nel misterioso mondo di Nibiru, in un rituale musicale avvolgente e totale, che certamente non lascia indifferente.

 

Se ne può rimanere sconvolti e nauseati, ma anche affascinati e sedotti, soggiogati dalla potenza del suono, dalle ritmiche ossessive e tribali, dalle derive psichedeliche, dalle voci tenebrose e ‘orride’ che sembrano provenire da antri sulfurei, da lprofluvio di distorsioni, dai penetranti drone. La forza di Nibiru è quella di non farsi costringere dentro i limiti di un genere, lo sludge, ma di deviare verso altri universi musicali, innanzitutto la psichedelia,nibir poi lo space rock, l’industrial e la drone music e di nobilitarlo attraverso la pratica di un’improvvisazione radicale che accresce l’impatto emozionale del suono, che assume un carattere istintivo e primitivo, e lo arricchisce di soluzioni originali e creative. Se un nome dobbiamo citare, diremmo gli Hawkwind, cui li lega la visione della musica come rituale attraverso il quale intraprendere viaggi lisergici verso mondi lontani e il suono spaziale dei moog, per esempio in brani come Apsara. Album non facile, ma in grado di regalare belle emozioni. Un consiglio: iniziate l’ascolto dal secondo disco, troverete subito la lunghissima, affascinante Kwaaw-Loon, fra suoni psichedelici della chitarra, ritmiche che inchiodano ossessive, voci come urla strozzate, scure e misteriose, drones, e un bellissimo finale space rock. Troverete la chiave per penetrare nel mondo inquieto e fangoso di Nibiru.

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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