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21 febbraio 2017 , ,

Rainbow Lorikeet

FALSE AWAKENING

2017 - Fratto9, Digital+CDr, handprinted cover xylography
[Uscita: 20/01/2017]

"False Awakening" ci riporta ad un sound raffinato di certa house di inizio anni ’90 tanto edonista quanto innocente. Un gioco scintillante di ritmi - perché il colore e la vivacità non sono solo gli effetti elettronici ben cesellati, le sfumature, le atmosfere caleidoscopiche delle polifonie ballabili che si succedono; sono i ritmi incanalati in spazi di volta in volta diversi. Densità, distorsioni, riverberi che ne attutiscono o ne esaltano la timbrica, inserti e campionamenti che ne disperdono l’incedere incalzante o discontinuo, metronomico o irregolare. L’ipnosi avviene dal lasciarsi trasportare inevitabilmente dai percorsi sinuosi ed estremamente orecchiabili che si sviluppano e che progrediscono, che creano un effetto narrativo avvincente e mai perturbato da strappi o cambi repentini. Non è quindi una trance sensoriale di tipo psichedelico anestetico, come potrebbe far pensare il titolo del disco, semplicemente una forma di immersione sinaptica indotta dai grovigli ritmici.

 

Rainbow Lorikeet è il solo project di Nicolò Trescari che dal 2012 ha all’attivo uscite di indubbio spessore qualitativo per la label americana Debacle Records e per l’inglese Seagrave. La sua più grande peculiarità sembra quella di porre in essere delle metamorfosi altamente estetizzate di una serie di richiami stilistici sezionati e incanalati in pattern di grande armonia ritmica. Dei collage scintillanti e decontestualizzati che restituiscono vividissimi flashback dalla suggestione amplificata. Il lavoro di mixaggio non è secondario. Arriva dalla sapiente regia di Gianmaria Aprile (Luminance Ratio). Venature drum’n’bass e sincronismo dei tempi a tratteggiare delle visioni, delle lucide reminescenze trip hop In A Zone, propulsioni space che si amplificano in riverberi metallici e opalescenti in Parasomnias. Sfaccettature meticolose, stratificazioni dosatissime per lasciarsi catapultare in equilibri concentrici. Imagery Rehersal Therapy ha una pulsazione dub base con una serie di sovrapposizioni variate. L’idioma è volutamente astratto, surreale, si incardina in architetture rigorosamente geometriche e traduce l’abilità alchemica del miscelare, a rendere tutto ancor più sintetico gli inserti di Farfisa. 

 

Tutto si amplifica nell’ultimo pretenzioso Xhosa Dream Root che tenta una traduzione emotiva dei campionamenti e nelle languide sfumature atmosferiche che continuano a far prevalere una modalità dance evasiva di classe più che aspirazioni contemplative affidate all’elettronica sperimentale. Tutto molto piacevole in bilico tra ripetitività muzak e sofisticazioni glaciali presenti in tutta la sfilza del catalogo Warp Records, se non fosse che la musica che si vuole far passare per intelligente è davvero troppo asettica per poter suscitare emozioni capaci di impressionarsi nella memoria a disco spento. Non ci fa addormentare ma ci spinge nel percorso obbligato della passività. Un lavoro incanalato che si impastoia in una progettualità assente di finalità. Che rimane sospeso nel dormiveglia dell’ambiguità tra presente e passato, incedere ritmico e dilatazioni psichedeliche, ermetismo e velleità melodiche. Peccato. 

 

Voto: 6/10
Romina Baldoni

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