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11 giugno 2015

Delirium I.P.G.

L’ERA DELLA MENZOGNA

2015 - Black Widow Records
[Uscita: 28/05/2015]

delirium CoverSono trascorsi quarantacinque anni da quando a Genova dalle ceneri dei Sagittari, complesso d'ispirazione beat, prende forma il primo nucleo dei Delirium; un'inaspettata vittoria in un concorso per emergenti indetto dall'allora prestigiosa Radio Monte Carlo e incoraggianti critiche all'indomani di partecipazioni a kermesse dell'epoca (Festival di Musica d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio e Festival Pop di Palermo) proiettano alla ribalta questa giovane formazione che ben mischia jazz, battiti latini e striature rock. Un discreto album d'esordio (“Dolce acqua” del 1971) in odor prog-cantautorale e soprattutto la partecipazione alla popolare vetrina sanremese dell'anno successivo, riesce a metterli in buona luce in virtù di un singolo di impatto immediato, Jesahel, e di una performance live dai colori flower-power che rimane ad oggi tra le più bizzarre ammirate sul palco del festival della canzone italiana. Nella line-up storica del gruppo oltre la presenza alle tastiere di Ettore Vigo, alle chitarre di Mimmo Di Martino, al basso di Marcello Reale e alla batteria di Peppino Di Santo troviamo un giovane Ivano Alberto Fossati, abile vocalist-flautista che ben presto però abbandonerà il progetto per intraprendere sentieri solistici ben rimpiazzato dal fiatista inglese Martin Frederick Grice proveniente dai Bo Bo's Band, complesso apri-pista dei concerti hendrixiani del '68 a Milano.

 

Negli immediati anni a seguire vengono dati alle stampe due dignitosi lavori rivalutati opportunamente nel tempo in chiave jazz-rock  (“Lo scemo e il villaggio” del 1972 e “Delirium III – Viaggio negli arcipelaghi del tempo” del 1974) che purtroppo non  ricevono gli auspicati consensi in termini di vendite; così nel 1975 si consuma lo scioglimento della Delirium (2)band a conclusione comunque di un lustro di meritevole attività. Occorreranno ben due decenni prima che Grice, Di Santo e Di Martino (e successivamente Vigo) si ritrovino per rimettere in piedi il progetto Delirium; la rinvigorita unione, rafforzata dalla ripresa dell'attività live, sfocia nella realizzazione nel 2009 di “Il nome del vento”, altro ottimo esempio di matrice prog-rock per la concretizzazione del quale, ai membri originari, si aggregano il bassista Fabio Chighini e il chitarrista Roberto Solinas. A metà maggio nel corso del FIM Festival di Genova, i Delirium I.P.G. (l'acronimo sta per International Progressive Group) hanno  presentato in anteprima per l'Italia la loro quinta ed ultima fatica discografica “L'era della menzogna” distribuita dall'etichetta Black Widow. A Vigo, Grice e Chighini si sono aggiunti Alessandro Corvaglia (già voce de La Maschera di Cera), il percussionista Alfredo Vandresi e il chitarrista Michele Cusato.

 

Le composizioni dell'album raccontano, attraverso le liriche di Mauro La Luce, di una quotidianità fatta di raggiri e false promesse mosse da una classe di potere senza scrupoli, abile nell'oscurare speranze e dignità del singolo individuo. Tematiche attuali e decisamente anticonformiste in un lavoro dove emergono tecnica, improvvisazione ed esperienza da vendere. Il bagaglio artistico della rinnovata formazione disegna trame che Deliriumrimandano inevitabilmente ad una concezione dalle forte tinte prog rock anche se l'articolazione complessa delle tracce finisce per sfociare anche in terreni dalle atmosfere jazz-fusion con risonanze talvolta funk. Tra gli episodi più convincenti da segnalare oltre la trascinante title track, il brano di apertura L'inganno del potere e la mini suite d'epilogo Il castello del mago Merlino anche se la conformazione tipica del concept non permette di trascurare gli interessanti passaggi intermedi. Brillano le evoluzioni dei fiati di Grice (folgorante in alcuni intermezzi con il sax) e  le imponenti tessiture di Vigo così come  appare azzeccata la scelta di affidare alle corde del preparato vocalist Corvaglia la chiave di narrazione. Un ritorno sulle scene di assoluta qualità; da Jesahel a “L'era della menzogna” è trascorso quasi mezzo secolo ma non ce ne siamo accorti.

 

Voto: 7/10
Alessandro Freschi

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