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24 novembre 2017

Flavio Giurato

LE PROMESSE DEL MONDO

2017 - Entry Edizioni Musicali
[Uscita: 5/10/2017]

#consigliatodadistorsioni

 

Flavio Giurato forse ha smesso di centellinare le sue uscite discografiche (solo sei album in quarant’anni, più due live a inizio millennio) pubblicando questo Le promesse del mondo a soli due anni dal precedente “La scomparsa di Majorana”. Registrato in presa diretta con pochi strumentisti (basso, percussioni e una chitarra elettrica lontana e, a volte, rumorista) e arrangiamenti scarni e minimali, l’album, con protagoniste assolute la chitarra acustica e la voce in recitar-cantando di Giurato, dispiega le vele per un viaggio tra nove canzoni-fiume (la più breve supera i cinque minuti, la più lunga i nove) i cui testi bellissimi e importanti trattano temi di altrettanto grande interesse come Soundcheck e Le promesse del mondo che parlano di migrazioni, così come anche L’ipocrisia.

 

Quello che sembrerebbe un concept album sul tema dei migranti, viene però frastagliato da altre situazioni testuali neanche troppo a latere: la bellissima canzone partigiana Ponte Salario, oppure In mezzo al cammino brano apparentemente ancora sull’argomento migrazioni e su Papa Francesco in particolare, ma in realtà più ermeticamente sulla condizione della donna nel mondo clericale cattolico. E poiché Giurato in alcuni brevi momenti, si destreggia nel canto recitato oltre che in lingua italiana anche in spagnolo (Agua Mineral e non solo), in napoletano e in inglese, ecco che in quest’ultimo idioma arriva Snuff Song sorta di cantilenante “protest song” dal ritmo e sapore americano anni ’60 più vicina a Barry McGuire o a Phil Ochs che al maestro Dylan, anche se persino qualcosa del primo e imberbe Billy Bragg traspare tra versi e note non si sa quanto consapevolmente.

 

Menzione di merito per Digos splendida canzone cinematografica pervasa di ironia, di psicanalisi, e di atmosfere noir, divisa tra la ruvidezza del testo e il delicato e isolato arpeggio di chitarra che lo accompagna; brano migliore di un album bellissimo e importante che si muove tra ermetismi testuali che si prestano a interpretazioni personali e altri più ovviamente comprensibili nella torrenzialità delle parole rotolanti sulle scarnificazioni sonore di un piccolo gruppo di musicisti che sotto le direttive del Maestro Artigiano arricchiscono non poco il delizioso prodotto della Bottega.

 

Voto: 7,5/10
Maurizio Pupi Bracali

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