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20 settembre 2012 , ,

Xabier Iriondo

IRRINTZI

2012 - Wallace - Phonometak - Santeria - Long Song - Brigadisco - Paint Vox
[Uscita: 12/09/2012]

Xabier Iriondo "Irrintzi" (12 settembre,Wallace - Phonometak - Santeria - Long Song - Brigadisco - Paint Vox) # Consigliato da DISTORSIONI

 

Il musicista italo basco Xabier Iriondo ha un eclettismo e una versatilità che sicuramente ci vengono sfoderate distintamente dal suo percorso artistico (dalla collaborazione con gli Afterhours e con il gruppo noise Six Minute War Madness, all'avanguardia sperimentale dei progetti A short Apnea e Uncode Duello con l'amico Paolo Cantù), dall'attitudine di improvvisatore e manipolatore del suono (si pensi agli innumerevoli strumenti da lui creati e commercializzati) e soprattutto da questo suo primo e attesissimo lavoro solista. Una personalità complessa, una sete di ricerca continua, le sue origini così pregne di tradizione e sanguigna intensità non potevano che sfociare in un lavoro incredibilmente sfaccettato, a tratti stridente e controverso, di difficile assimilazione ma incisivo e coinvolgente, denso e forte. Probabile che la contraddizione apparente, l'irruenza esplosiva e incontenibile con la quale butta in campo svariati elementi tra loro disomogenei e le spigolosità graffianti e allo stesso tempo coinvolgenti di cui si serve, siano in realtà una forma profonda di unione e di intesa con il suono stesso e le sue profondità. La percezione più forte è quella di sonorità plasmate, destrutturate, violentate, lasciate passare attraverso il caleidoscopio contraddittorio e irrequieto delle proprie percezioni, deviate in un flusso emozionale vorticoso che non vuole nessun argine, nessun contenimento, che chiede di fuoriuscire seguendo l'istinto, l'intensità espressiva impellente.

 

Il primo brano Elektraren Aurreskua si rifà alla tradizione Euzkadi, con il classico accompagnamento strumentale di alboka, tum tum e txistu; nella fragilità innocente della voce di bimba che decanta il suo commosso saluto alla figura del nonno si intravede la grandezza autorevole di una figura forte e saggia a cui si tributa rispetto e gratitudine, devozione e stima. Il brano omonimo Irrintzi con i suoi riverberi elettrici, le interferenze schizofreniche e deviate dà tutta l'idea dello stridore di un grido sparuto che è un'ideale linea di continuità dello smarrimento umano dalla genesi ai nostri giorni. Il cielo sfondato si fregia dell'eccelsa collaborazione di Paolo Tofani (Area) alla chitarra e dell'arpeggio onirico e ipnotizzante di uno strumento a corde indiano, capace di evocare suggestioni poetiche e inquietanti. Degne di nota anche le spatolate vermiglie di sax della guest star Gianni Mimmo che sfumano il finale di brano.

 

Xabier Iriondo "Irrintzi" (12 settembre,Wallace - Phonometak - Santeria - Long Song - Brigadisco - Paint Vox)Gernika Eta Bermeo è un recitativo del papà di Xabier che riporta in auge ancora una volta l'idea di una figura autorevole che nel drammatico racconto del bombardamento del 1937 trasmette tutto il coraggio e la valorosa fierezza del popolo ispanico. Il pezzo più destabilizzante e inaspettato, che più di ogni altro ci parla delle policromie del nostro, è senz'altro la cover del brano di Bruce Springsteen Reason to belive, tratto dall'album Nebraska che ci riconsegna un boss contorto, abrasivo e allucinato che si scopre essere una delle grande passioni adolescenziali di Iriondo. Le stesse oscure ragioni che legano un personaggio tanto fuori dalle righe a schemi di rigore, tradizione e sonorità classicheggianti che possono spiegarci anche il ritorno di fiamma con alcuni dei componenti degli Afterhours che lo accompagnano nella cover di John Lennon: Cold Turkey. Esecuzione ineccepibile e blueseggiante che tuttavia ha in sè l'essenza solida e stabile della band di Agnelli più che quella evanescente di Xabier. The Hammer è invece lo spiazzante omaggio ai Motorhead che ci riporta vicini alla sua più folle istrionicità.

 

Partecipano gli Ovo con l'inconfondibile voce gutturale di Stefania Pedretti. Molto interessante è anche la commistione originalissima ottenuta dal collage tra Currà e Battisti che riesce a spaziare tra emozionalità e amaro sarcasmo, tra rumorismi e stridori marziali che finiscono in un groove ossessivo e opprimente. Un album inusuale e sopraffino, tra quelli destinati ad essere ripescati più volte negli anni dalla collezione di una vita. Tra l'altro con il vantaggio di presentarsi in preziosa e limitata edizione in doppio vinile serigrafato.

Romina Baldoni
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