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26 maggio 2017

Francesco D'Acri

IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE

2017 - Localero-IRD
[Uscita: 03/04/2017]

francesco_dacri_principio_archimedeLa capacità di capovolgere le cose. Anche se stesso. Ce l'ha Francesco D'Acri, songwriter noto nel milanese ma con molto da fare rispetto al resto. E' “Il Principio di Archimede” ad alimentare la sua terza fatica, la prima dai contorni più professionali e mirati al mercato che esuli dalle sue conoscenze strette. Oggi va così: è più facile di una volta realizzare dischi e raccontare sui social network che questi esistono; la difficoltà risiede poi nel riuscire a spaccare la bolla dell'autoreferenzialità imperante e del feedback in arrivo dagli amici. E' un altro lavoro, un altro mestiere. E' quello che sta cercando di fare D'Acri con una disciplina e un rigore che contrastano con questi tempi. Lo fa con un impianto che sa di antico, che profuma di produzioni anni ‘70. E allora i riferimenti vanno scovati nella memoria, tra giganti (i primi De André e De Gregori) e figure di altro piano rispetto alla percezione della massa, non certo per la qualità della proposta (Lolli, Rocchi, Loy & Altomare, Kuzminac). Vive qui un modo un po' severo di portare la voce (Versi fragili), illuminato da un impianto chitarristico di buona portata (le acustiche dominanti, le elettriche a colorare) e da ottimi arrangiamenti.

 

Perché Il principio di Archimede? Perché come fanno i corpi immersi in un fluido (galleggiano) allo stesso modo questo artista che pare arrivare da un altro tempo (come gli archi di Amico sincero) sembra sospeso in una condizione indefinibile, preda delle correnti e della sua capacità di bilanciarsi e trovare un equilibrio. In Un sentiero verso le stelle un bel pianoforte aiuta a confezionare un testo di grande sensibilità, intimo ma f. d'acriuniversale, malinconico e forte. Non è lo strumento ma l'approccio sentimental-rabbioso a far pensare al giovane Cocciante, quello degli album "Poesia" e "Anima", dove la vocalità si faceva furente irrompendo tra tanta melodia. Se l'autore rivela di voler dare un senso alla propria vita attraverso la musica, interpretazioni come questa spiegano meglio delle parole cosa lui intende. E gli crediamo.

"…in questa vita c'è chi viene e chi va", sentiamo cantare a un certo punto: il concetto è già stato sviscerato da altri ma D'Acri in Provaci tu ci aggiunge del suo, con qualche equilibrismo di troppo che a qualcuno potrà far pensare a Stratos, ad altri a Sangiorgi, ma che testimonia l'ampiezza di vedute e di soluzioni che questo album propone col suo chiedere dosi di attenzione e buona volontà agli ascoltatori. C'è ovunque qui un protagonista in affanno, tra la difficoltà di realizzare i propri desideri e la paura dei propri limiti. L'uomo dei nostri giorni raccontato con un suono che attinge dai giorni passati, anni in cui alla musica realizzata con queste modalità si dedicava più attenzione di adesso. Sembra una richiesta d'aiuto. E forse lo è. 

 

Voto: 7/10
Ermanno Labianca

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