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23 novembre 2014 , ,

Fabi-Silvestri-Gazzè

Il Padrone Della Festa

2014 - Columbia
[Uscita: 22/08/2014]

il padrone della festa - fabisilvestrigazze“Il Padrone Della Festa”, opera che ufficializza il sodalizio del trio Niccolò Fabi -Daniele Silvestri-Max Gazzè- che era nell’aria  già in diversi live degli ultimi anni, inizia con Alzo le mani, una canzone-manifesto dai grandi propositi, almeno nel testo: “Posso giocare, intrattenere, far tornare il buonumore o lacrimare. Ma non suonerò mai così”. Come a dire che la musica può sì esser creata col solo scopo dell’intrattenimento, ma non nel caso del trio, che si è riunito per ben altri e più nobili scopi. Traccia godibile e intrisa di un pop d’autore riconducibile soprattutto a Silvestri-Gazzè, che non a caso suonavano insieme all’inizio delle rispettive carriere soliste (forse “Il Dado”, ultimo lavoro dei due, rimane il picco della discografia di Silvestri). Ma già alla seconda traccia la dichiarazione d’intenti sembra esser tradita da Life is sweet, deodorante consumabile in pochi dosaggi (sembrano lontanissimi i tempi del tormentone Vento d’Estate, prima collaborazione tra Fabi-Gazzè). L’amore non esiste, il singolo più pubblicizzato e traccia più accattivante dell’intera opera - una sorta di folk in levare dal testo e dal ritornello appiccicosi -  insieme ad Arsenico, Come mi pare e la title-track, sembrano le canzoni meglio riuscite, anche se, va detto, la cura del dettaglio e degli arrangiamenti è ai massimi livelli e riesce a render sopportabili anche i vari giri a vuoto quali Canzone di Anna (il cui finale strumentale è nettamente superiore al resto), Giovanni sulla terra  e Il Dio delle piccole cose

 

Così come Lo spigolo tondo si pone a metà tra gli echi de Il flamenco della doccia - una delle hit del primo Silvestri - e Frasi da dimenticare (sempre di Silvestri, dall’album “Prima di Essere un uomo”).  Anche se è evidente il tentativo di personalizzare le sonorità deitre pezzi in accordo con lo stile del cantante di turno, ne L’avversario la musica  e il testo interpretati a turno dai tre richiamano esplicitamente alcuni tratti distintivi  di ognuno come a rendere evidente un qualcosa impossibile da non notare. Sia chiaro, non si esce dal pop/rock in nessuno dei casi. Sembra proprio una riproduzione in arte di ciò che avviene col turnover calcistico, soprattutto considerando la successiva Zona Cesarini il cui testo, accompagnato da una quasi svogliata chitarra classica, gioca tra la metafora di una vita ai margini di quartieri di periferia e il simbolo sportivo di una sconfitta sventata all’ultimo istante. A concludere ci pensa Il padrone della festa, ovvero l’ambiente gazzèin cui vive l’umanità tutta, con il suo invito ad una collaborazione collettiva per un futuro (migliore) posto nelle sapienti mani di madri di famiglia. Fatta eccezione per Arsenico dallo stile vagamente riferibile a un Capossela sobrio che incontra Gazzè, tutto il lavoro è permeato di singoli, hit, canzoni pop che spesso indugiano sull’uso di fiati: tutte carine al primo ascolto, alcune forse anche dopo diverse decine, ma non proprio in linea con i presupposti ostentati all’inizio dal trio di amici/artisti. Un disco da caminetto acceso per scaldare l’inverno, uscito alle stampe ironicamente ad agosto.

Voto: 6.5/10
Davide De Marzi

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