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8 luglio 2018 ,

Una Stagione all'Inferno

IL MOSTRO DI FIRENZE

2018 - Black Widow Records
[Uscita: 17/05/2018]

Un ansiogeno immobilismo in bianco e nero. Sulle rive del fiume la nebbia avviluppa sospettosamente alcune panchine deserte. È tanto minacciosa quanto in tema con le tematiche del disco l'istantanea di copertina del full-lenght d'esordio degli Una Stagione all'Inferno intitolato Il Mostro di Firenze”, concept liberamente ispirato alle efferate vicende che sconvolsero negli anni settanta il capoluogo toscano. Dopo aver rilasciato nel 1998 un singolo ispirato a “L'amaro caso della Baronessa di Carini” la formazione di origini genovese ha conosciuto, a causa di diverbi interni, un lungo periodo d'inattività; nel 2011 Fabio Nicolazzo (voce e chitarre) e Laura Menighetti (voce, tastiere e hammond), componenti originari della band, hanno ripreso in mano il progetto e supportati dalla collaborazione di alcune prestigiose firme del panorama rock italiano - il batterista Marco Biggi (Rondò Veneziano, Radio Gaga), il bassista Roberto Tiranti (Labyrinth, Mangala Vallis) il chitarrista Pier Gonella (Labyrinth, Necrodeath) e il sassofonista Paolo Firpo (Extemporaneo Trio) - e da una talentuosa sezione d'archi (Kim Schiffo, Laura Sillitti e Daniele Guerci) sono riusciti nell'intento di realizzare finalmente la loro opera prima sulla lunga distanza.

 

E' un rock dagli orditi oscuri che richiama alla mente i commenti sonori degli sceneggiati televisivi noir e le soundtrack delle pellicole thriller degli anni settanta a prendere per mano le sinistre liriche di Fabio Nicolazzo (nella foto a destra). Ossessivi riff circolari, inquietanti linee di basso ed intermezzi barocchi si amalgamano a ricercati 'ambient samples' amplificando il gotico firenzepathos dell'opera. Così tra fruscii di passi furtivi, nenie infantili e lo stridente frinire di grilli emergono suggestivi e malinconici movimenti dal forte impatto emotivo come La ballata di Firenze, L'enigma dei dannati, Nella notte e l'epilogo pianistico Plenilunio, tratteggiando di volta in volta i connotati degli spaventosi fatti. Sebbene musicalmente in alcuni suoi passaggi paghi inevitabilmente pegno agli stilemi e agli autori-cult di genere (Ortolani, Goblin e Frizzi, per fare qualche nome), “Il Mostro di Firenze” rivela le ambizioni di un variegato combo di musicisti che riesce nella non facile impresa di sviluppare teatralmente un'idea narrativa che non cade - visto le drammatiche tematiche - nella trappola del cattivo gusto, aprendo squarci su raffinate sonorità dal retrogusto vintage. Una stagione occulta e infernale, ma fondamentalmente ben ispirata.

Voto: 7/10
Alessandro Freschi

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