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30 maggio 2017

Il tempio delle clessidre

IL-LUDERE

2017 - Black Widow Records
[Uscita: 4/05/2017]

Il tempo sembra essersi fermato agli anni ’70 del secolo scorso per questa band genovese, situazione paradossale per chi ha scelto proprio la clessidra come oggetto della propria ragione sociale, ma se la sabbia del tempo secolare ha smesso di scivolare nell’imbuto di cristallo intorno ai primi anni di quel decennio creativamente immenso per il progressive italiano non è certo per un intoppo, ma per una scelta stilistica e filologica assolutamente vincente. Giunti al terzo capitolo, dopo il primo e omonimo album del 2010 e dopo “Alienatura” del 2013 ecco che Il Tempio ci riprova giocando nel titolo con le parole come già fatto col secondo album visto che “Il-Ludere” non è solo il verbo riferito all’illusione, ma anche la forma latina che definisce il gioco e ben sappiamo che la traduzione inglese to play è anche sinonimo di suonare.

E se nel primo album la discendenza diretta dal rock italiano settantino poteva essere attribuita alla presenza di un cantante storico e importante come Stefano “Lupo” Galifi (Museo Rosenbach) che insieme alla tastierista Elisa Montaldo aveva ideato la creatura di cui stiamo parlando, ora con alla voce Francesco Ciapica, già dal secondo album, la clessidra non ha perso neppure un granello di sabbia, con la caratteristica che, nonostante l’immersione totale nel prog italiano di una volta, la band è assolutamente personale e risulta difficile il risaputo gioco delle somiglianze.

 

Prog italiano quindi, fatto di melodie avvolgenti, grandi assoli di chitarra e di tastiere, di momenti onirici e sognanti e altri più impetuosi e hardeggianti come nella migliore tradizione del genere. Le tastiere di Elisa Montaldo travalicano a volte i romanticismi pur presenti nell’album e dilagano travolgenti come nel finale della bellissima Come nelle favole, anche grande prova vocale di Ciapica o estremamente suggestive come nella lunga e ariosa La spirale del vento. La chitarra di Giulio Canepa non è da meno, puntuale e presente dardeggia assoli armoniosi e di grande spessore in quasi tutti i brani come in Manitou, brano più lineare e riflessivo e più “canzone” rispetto alla poliedricità delle altre track, ma con assolo di chitarra Gilmouriano. Si conclude con Gnaffè, strano momento acustico e medievaleggiante che narra una storiella umoristica e boccaccesca che sembra uscita dalla penna del cantautore/cabarettista David Riondino, brano che pur nella sua gradevolezza ci sembra piuttosto fuori luogo e non in linea con il resto di un album comunque di grande impatto e spessore che ci piace assai, al punto che se la clessidra secolare del tempo è ferma agli anni ’70, quella delle nostre ore quotidiane la capovolgiamo per avere ancora un po’ di tempo per riascoltare l’album.

Voto: 7/10
Maurizio Pupi Bracali

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