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29 settembre 2012

Progetto Guzman - Omaggio a Mario Schiano

IF NOT

2012 - Terre Sommerse/Greedo Music
[Uscita: 16/07/2012]

Progetto Guzman, omaggio a Mario Schiano # Consigliato da DISTORSIONI

 

Nel jazz le possibilità espressive sembrano infinite, data la sua naturale propensione ad assorbire e rielaborare i linguaggi musicali più disparati. Una capacità evolutiva paragonabile forse a quella del teatro e a poche altre forme d'arte. Dalla sua nascita ad ora, non c'è genere musicale che non sia stato esplorato e assorbito dal jazz. In Europa, questo ha comportato l'assimilazione dei linguaggi autoctoni tipici delle singole aree regionali; così, in Scandinavia questo processo ha visto come protagonisti musicisti quali Jan Garbarek e Bobo Stenson, mentre in Italia il fondamentale contributo di figure come quella di Mario Schiano spesso non viene riconosciuto come invece meriterebbe. Quella del sassofonista napoletano è stata una parabola artistica complessa ed incessante la quale, gettando da prima le basi per una strada italiana al free-jazz con il leggendario Gruppo Romano, ha flirtato tanto con la tradizione partenopea quanto con la musica melodica e leggera italiana, metabolizzando quindi, in una forma jazzistica, parte del retroterra musicale della nostra penisola. La sua militanza nell'Italian Instable Orchestra lo ha visto al fianco di numerosi colleghi che oggi siamo abituati a considerare come artisti imprescindibili nel panorama del jazz contemporaneo.

 

In ambito internazionale, lo troviamo impegnato in collaborazioni con Sam Rivers, Famoudou Don Moye, Lester Bowie e Cecil Taylor mentre la sua incessante opera di promozione culturale lo ha portato ad ideare l'importante festival musicale "Controindicazioni", uno dei rari momenti in cui artisti ritenuti troppo anticonformisti per apparire nei cartelloni delle grandi kermesse del nostro paese, potevano esibirsi quasi a contatto con un pubblico curioso ed esigente. Ed è a lui, Mario Schiano, assiduo artista ironico e poliedrico venuto a mancare nel 2008 che il Progetto Guzman è dedicato. Nato da un'idea del critico musicale Paolo Carradori, l'ensemble messo insieme con il contributo del trombettista Angelo Olivieri testimonia con forza del buon momento che sta attaversando il jazz indipendente in Italia. Vi ritroviamo, in una configurazione a doppio trio (come non pensare ad Ornette Coleman?) diretta dallo stesso Olivieri e dal sassofono di Alipio C Neto, molti dei nomi che agitano il panorama contemporaneo, come i contrabbassisti Silvia Bolognesi e Roberto Raciti e i batteristi Marco Ariano ed Ermanno Baron, ai quali si affianca la rilevante figura della cantante Maria Pia De Vito e quella di alcuni compagni di avventura di Schiano, ovvero i sassofonisti Eugenio Colombo e Pasquale Innarella, il batterista Ivano Nardi e soprattutto il trombonista Giancarlo Schiaffini.

 

Quella di "If Not" è una musica che, se ricca di riferimenti all'opera di Schiano, ne prende i tratti peculiari per rimetterli in gioco, in un flusso di scambi di intuizioni che non limitano le composizioni ad un mero citazionismo pervaso dalla necessità del ricordo, ma piuttosto spostano in avanti con misurata urgenza l'orizzonte delle possibilità espressive, grazie anche alla vivace palette stilistica offerta dai singoli musicisti. Un disco denso, giocato molto su di un dialogo strumentale  che si fa narrazione, tra temi che a volte sembrano evocare lo spirito Ayler-iano, rarefazioni, intrecci e fughe free. Tra i momenti più suggestivi, da sottolineare sicuramente Indicazioni Contro, le due versioni di If Not Ecstatic We Refund di Schiano, la suadente prova vocale di Maria Pia De Vito in Dicitencello Vuje, il lento groove nella seconda metà di Caatinga ed infine Song, ancora di Schiano, la cui coda non è altro che un estratto dalla versione originale contenuta in "Test" (1977) e nella quale si può ascoltare il lato goliardico del musicista partenopeo, intento ad indossare i panni di un improbabile crooner. Un bel modo davvero per chiudere un album come questo.

Aldo De Sanctis

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