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29 settembre 2015 ,

Ophiuco

HYBRID

2015 - Seahorse Recordings
[Uscita: 28/09/2015]

 

OPHIUCOBand nostrana dal nome piuttosto bizzarro, preso dalla 13° costellazione (letteralmente significa “colui che porta il serpente”), i varesini Ophiuco giungono con “Hybrid” alla loro seconda prova, benché il debutto, “Hypno Queue”, uscito per una piccola label svizzera, la Minuta Records, risalga ormai ad otto anni fa. Un tempo durante il quale i componenti della formazione (un trio, composto da Paolo “Ezua” Zangara, Marino “Malima” Peiretti - già insieme nel progetto drum’n’bass IK14 - e Ilaria “Ali” Nicolini) hanno esplorato nuove esperienze, per poi far confluire le proprie forze in questo lavoro, aperto peraltro alla collaborazione di un manipolo di altri artisti (i non meglio identificati Ire, Mors e Nat), principalmente impegnati nell’alternare le proprie voci a quelle della lead vocalist. Le coordinate musicali degli Ophiuco rimandano al trip-hop che nei primi anni 90, partendo da Bristol, rinnovò e fuse insieme varie scene, dal dub, all’elettronica, all’indie rock, alla dance-music.

 

Non ci troviamo però di fronte ad un’imitazione italiana ai Massive Attack (giusto per indicare i nomi più familiari), cosa che peraltro, a distanza di oltre un ventennio dall’esplosione del fenomeno, avrebbe poco senso. Se le ritmiche su cui intessono le loro trame sono indubbiamente di diretta derivazione bristoliana, le fosche atmosfere in cui si muovono gli Ophiuco vanno oltre, andando a lambire, a seconda dei brani, anche noise, experimental-rock e new wave, finendo per approdare in territori non lontani da quella che OPHIUCO1anni fa chiamavamo folktronica (Lali Puna?), e a certe produzioni della Hyperdub che in qualche modo in tempi più recenti ha riletto, aggiornandolo, proprio il verbo trip-hop.

Una proposta che al di là del valore (alto) potrà quindi trovare delle difficoltà di collocazione nell’attuale panorama musicale italiano: cosa che forse non rientra neppure tra le priorità degli Ophiuco, come dimostra la scelta di affidarsi esclusivamente alla lingua inglese. Il disco si apre con Desert, un biglietto da visita per l’ascoltatore circa quello che lo aspetta inoltrandosi. La voce femminile di Ali emerge sinuosa dalla foschia circolare di arpeggi e glitch elettronici creati dai due principali compagni di viaggio. Uno schema in cui spesso gli Ophiuco si rifugiano, ma dal quale dimostrano di voler piacevolmente deviare. Del resto questo disco si chiama Hybrid.

 

In Pneumatic Psycho Bodhidarma i ritmi si fanno eccezionalmente più accelerati, ricordandoci che 2/3 del gruppo base si è fatto le ossa con il drum’n’bass. La notevole While è invece una sorta di torch song del terzo millennio, in cui l’interpretazione della cantante rimanda, forse più che altrove, al cantato di Beth Gibbons dei Portishead. In Scrowls of Intentiones la cupa coltre elettronica si dirada per lo spazio di una ballata in cui le due voci, maschile e femminile, si intrecciano indolenti come in un brano di Leonard OPCHIUCO2Cohen. Meritevole di menzione anche la seguente Figurato, con la voce femminile sorretta da una chitarra jazzata e da beats elettronici.

Al termine di circa tre quarti d’ora il disco si chiude con la sulfurea Game Machine, un brano che vede aumentare il numero dei guests (Paolo Messere alla chitarra e agli ‘electronics’, Valeria Sorce alla voce, oltre ad ElectronicMag, alla batteria ‘preparata’) e che, anche dal diverso lettering usato nell’artwork, pare rappresentare una sorta di bonus/ghost track. Un disco quindi di buon livello, che merita più ascolti per essere apprezzato in pieno nelle sue varie sfaccettature. Un cenno lo merita anche la confezione del cd (digipack con sovracopertina a finestrella), elegante pur nella semplicità.

Voto: 7/10
Filippo Tagliaferri

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