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25 giugno 2017 ,

Tears of Sirens

HUM

2017 - Magnatune
[Uscita: 09/06/2017]

unnamedUn disco in cui il theremin gioca un ruolo da protagonista non è certo consueto, ma il duo pugliese Tears Of Sirens formato da Fabio Properzi e Giulia Riboli non ha paura di rischiare e così, dopo l'esordio due anni fa con l'ep “The Abyss” giunge al full lenght con “Hum”, compiendo un ulteriore passo avanti verso una più precisa direzione musicale. La prima cosa da notare è l'uso della voce che, assente nell'ep, ora è presente in sette degli undici brani, arricchendo e approfondendo la gamma espressiva della musica dei Tears of Sirens. Otre al theremin Giulia Riboli suona il Kaossilator (piccolo synth), il theremini (sintetizzatore che si suona con lo stesso principio del theremin), ed è seconda voce, mentre Fabio Properzi canta e si occupa di chitarre, piano, basso, cajon, programming e loop station.

 

Il theremin, con il suo suono etereo e misterioso, crea una musica dai tratti metafisici, ricca di magia e di inquietudine, venata di romanticismo e languore, immergendo l'ascoltatore in un'atmosfera che oscilla fra nostalgia del passato e malinconia del presente, una musica ammaliante, come fu probabilmente quella che il solo Ulisse riuscì ad cvascoltare uscendone indenne, ricca di suadente dolcezza. Un contributo decisivo dà in questo senso la bella voce di Fabio Properzi che ricorda, sia nel timbro che nello stile (soprattutto in Crazy Flows e Flight S.) quella di Thom Yorke, anche se meno strascicata, ma comunque ipnotica e suadente. Ma non si immagini la loro musica come un'operazione cerebrale e fredda, e nemmeno gioca in modo ruffiano con l'eleganza e la raffinatezza, come accade in troppi casi con l'elettronica, dando vita a operazioni buone come colonna sonora di improbabili happy hour o sfilate di moda. Quella dei Tears Of Sirens è invece una musica che si confronta con le contraddizioni del proprio tempo fra timori per il futuro, inquietudini del presente e riverberi del passato.

 

Una musica che gioca proprio sul contrasto/incontro fra etereo e fisico qui rappresentato soprattutto dal ritmo impresso ai brani dalle percussioni, ottenute oltre che dal cajon e dalle drum machine, anche dal battere di una Olivetti Lettera 22 o dalla grata di una stufa, ts1 (Turning Points). Varia la scaletta, offre molteplici emozioni e sensazioni: dolcezza, come in Syhesthesia basato su un incantevole dialogo fra theremin e piano; inquietudine, nel cupo e tenebroso universo di Minutes of Future Past, romantici languori in Crazy Flows, intima nostalgia in The Ripples, incubi da apocalisse imminente in Waste In My Mouth. Hum ha infatti il pregio di essere una raccolta di canzoni ispirate, arrangiate in equilibrio fra sperimentalismo e gusto della melodia, fra pulsioni apocalittiche ed emozioni. Esordio molto interessante, una band da tenere d'occhio. 

 

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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