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7 luglio 2015 , ,

Goblin Rebirth

GOBLIN REBIRTH

2015 - Relapse Records
[Uscita: 29/06/2015]

 #consigliatodadistorsioni    

 

goblinCoverE' il 2010 quando il bassista Fabio Pignatelli e il percussionista Agostino Marangolo, storica sezione ritmica dei Goblin, decidono di mettere in piedi un progetto musicale, sostanzialmente live, animato dall'intento di donare nuova luce alle opere minori della formazione icona del horror-prog italiano anni settanta. Adottato il moniker  Goblin Rebirth (il marchio Goblin è utilizzabile congiuntamente agli altri due fondatori Claudio Simonetti e Massimo Morante) chiamano a raccolta, per completare la line-up, l'abile chitarrista viterbese Giacomo Anselmi, il pianista-compositore maltese Aidan Zammit e il tastierista romano Danilo Cherni. Accade così che nelle performance dal vivo del quintetto, accanto ai noti successi di matrice argentiana (Profondo rosso, Suspiria e Zombi), iniziano a trovare spazio e riscuotere convinti consensi tracce come Buio Omega, La chiesa o Contamination, appartenenti a quei soundtracks targati Goblin (anche se il solo Pignatelli è presente realmente in tutte le colonne sonore dei folletti) mal distribuiti all'epoca della loro realizzazione e conosciuti dai soli cultori di genere. 

 

Forti dell'affiatamento scaturito dalle esibizioni sul palco, i Goblin Rebirth pubblicano in questi giorni per l'etichetta indipendente di Filadelfia Relapse Record il proprio disco d'esordio omonimo contenente brani inediti e rigorosamente, come da tradizione, Goblin Rebirthstrumentale. Sono dei regolari e circolari giri di piano immersi in trame artefatte e gotiche ad introdurre Requiem for X, proemio dall'incedere crescente contraddistinto dall'alternarsi di taglienti evoluzioni di synth e vigorosi riff di elettrica. La successiva Back in 74 viaggia spedita nelle trame del serrato e geometrico groove dettato dal duo basso-batteria ed anticipa le atmosfere incerte e malinconiche di Book of skulls costellate dalle sibilanti incursioni elettroniche delle tastiere della coppia Cherni-Zammit e dalle monumentali partiture di Pignatelli. L'ossessivo arpeggio di Mysterium è tra gli episodi che maggiormente strizzano l'occhio al modus operandi tipico Goblin-Argento mentre a partire dal suo sinuoso e ammaliante intro di basso  Evil in the machine si rivela come uno tra i veri punti di forza di “Goblin Rebirth”, riuscendo ad intrecciare abilmente nel proprio tessuto compositivo fredde recitazioni metalliche, imponenti spinte hard e ritmiche incalzanti dagli slanci disco-funk. 

 

Accompagnati dal tocco soffice della sei corde i vocalizzi evanescenti di Roberta Lombardini in Forest precedono le melodie nostalgiche e sognanti di Dark Bolero, ritmata danza esotica sigillata da coralità dall'aura liturgica. Il capitolo conclusivo del disco è affidato a Rebirth epilogo dalle classiche tinte prog arricchito da atipici battiti dalla contaminazione orientaleggiante. Il prestigioso background artistico e le inconfondibili doti tecniche degli artisti in gioco, esaltano questo progetto che, svincolato dagli schemi Goblin Rebirth (2)rigorosi della soundtrack, riesce a ritagliare all'interno del proprio ordito compositivo interessanti sprazzi di contaminazioni elettro, risonanze etno e intervalli jazz-rock, mantenendo solo in parte l'inesorabile mood dell'impronta identificativa Goblin. L'apprezzabile simbiosi tra l'invidiabile esperienza dei mostri sacri Pignatelli e Marangolo e l'apporto ispirativo di qualità del trittico Anselmi-Cherni-Zammit ci consegnano un'opera dal piglio decisamente attuale che sarebbe ingiustamente riduttivo considerare solo come parte del campionario discografico dei folletti di Profondo rosso. Questo sound senz'altro conduce ben oltre. Goblin Rebirth non è rinascita ma l'inizio di una nuova intrigante metamorfosi.  

 

Voto: 8/10
Alessandro Freschi

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