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9 novembre 2018 , ,

Paola Tagliaferro

FABULAE

2018 - Owl Records
[Uscita: 01/10/2018]

#consigliatodadistorsioni      

 

taglaiferro coverCi muove l’odio e la logica del tornaconto in questo nostro esistere spogliato di sogni e di ideali. Poche le persone che osano andare contro corrente e che riescono ad offrire appigli credibili ai quali aggrapparsi per non farsi sfuggire gli ultimi esili barlumi di speranza. Paola Tagliaferro, artista e performer a tutto tondo, avanguardista della ricerca, sincretista del sentire dell’anima, dopo i validi lavori “Chrysalis (2009) e "Milioni di Lune" (2012) -seguiti a distanza di anni ad un esordio come giovanissima cantante pop- delinea con “Fabulae” il suo percorso di rinascita, focalizzando in un emblematico sunto di convergenza i suoi molteplici interessi. Il bellissimo libretto che accompagna e presenta i tredici brani del CD contiene tutti gli ingredienti della sua enigmatica formula alchemica dell’armonia e dell’equilibrio. Il sogno, la visione, l’immaginazione, la capacità di cogliere nella natura il potenziale amplificatore emozionale. Il suono come vibrazione che attraversa lo spazio tempo per rivelarci la nostra integrità dimenticata. La voce come richiamo primordiale del perduto. Alla luce di questa analisi si spiegano le collaborazioni di Paola con artisti che hanno privilegiato l’ascolto del suono origine, motore dell’universo, del suono rotondo, capace di tradurre in reminescenze l’eterno e perpetuo divenire. Lino Capra Vaccina, Francesco Paolo Paladino e tutta la folta schiera di ospiti che dal 2013 ha animato gli eventi culturali dell’Accademia internazionale delle arti “La compagnia dell’Es” da lei fondata.

 

La favola è un perduto nostalgico, un’atmosfera bucolica e incontaminata popolata da fauni e ninfe, l’allegoria del bosco sacro, del silvestre rigoglioso attecchire della vita che trae nutrimento dalla madre terra. La favola è l’oasi rigenerante in cui si trova ristoro ed evasione da un reale troppo angusto e limitante. Un bisogno sensoriale dove far convergere istinto e ferinità. I canti sono evocazioni, intime laudi di sintonia. Essenza di coralità percettiva è la voce. Delicata, cristallina, musicale e narrativa nella corrispondenza paoladi testo e intonazione. Si incanala in una dimensione eterea di equilibrio oltre le porte della percezione, per dirla con Grahame, in quei Gates of Dawn custoditi dal flauto del dio Pan in persona. Paesaggi sospesi, forme rarefatte e sfumate che si riverberano in un riflesso liquido e mutevole. Ogni episodio è una visione incantata sublimata da accompagnamenti musicali raffinati e minimali. Bianca Dea con il dulcimer, il didgeridoo de Il Tamburo della Sciamana, la magica chitarra di Pier Gonella particolarmente efficace in Un Cigno non può essere un’Anatra e La Pelle dell’Anima. Viaggio etnografico in un ideale punto di congiuntura tra le culture Algoritmo: un Ponte tra i due Mondi. L’omaggio alla poetica del progressive psichedelico dei King Crimson, alla memoria dell’amico Greg Lake e di Peter Sinfield che per Paola ha scritto alcuni versi nel precedente album, senza dimenticare la partecipazione di Bernardo Lanzetti che dà voce all’ultimo brano To Absent Friends

 

Voto: 7,5/10
Romina Baldoni

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