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14 settembre 2015 ,

Verdena

ENDKADENZ VOL.2

2015 - Universal Music
[Uscita: 28/08/2015]

verdenaendkadenz2Quand’è che la magniloquenza diventa pesantezza? Quand’è che la voracità diventa gola? Quand’è che il lavoro diventa autocelebrazione? Risposta in parte la si può trovare nella seconda metà di “Endkadenz” (a fine gennaio 2015 è uscito il Vol.1) opera prodotta dai Verdena a seguito della registrazione di sterminate jam nel loro studio dopo conclusione del tour del loro precedente doppio lavoro “Wow”.  Nel secondo volume ci aspetta il rovescio della faccia colorata e spigolosa del primo Volume. Il fuzz pop di qualità che veniva esposto aveva un senso,  rinverdendo le atmosfere dopo la sbronza beatlesiana di “Wow. Ma la strada qui si rivela in salita. Non una dicotomia da giornaletti adolescenziali (rosso contro blu, veloce contro lento, pop contro colto, corto contro lungo, allegro contro cupo) ma una vera e propria degenerazione del suono di “Endkadenz”.

Da cosa si evince? Sicuramente l’emersione di sprazzi geniali, spesso più geniali dei pezzi del Vol.1, è ostacolata da barriere e colate di suono difficili da superare. Tutto quello che il primo volume ha offerto si rivela qui semplicemente noioso, quasi abusato: cavalcate melvinsiane (Caleido, una tirata che insiste oltre il dovuto, Cannibale che si scioglie in un brodino-ritornello), singoli a presa rapida (la claudicante Colle Immane, doppelgänger esemplificativo di Un Po’ Esageri, Un Blu Sincero),  visioni pianistiche della domenica mattina (Waltz Del Bounty, Lady Hollywood).

 

verdena905-675x905Un altro aspetto di “Endkadenz Vol.2”  è la stanchezza che si nasconde dietro i pezzi chitarristici sempre più uguali uno all’altro (Fuoco Amico I, Troppe Scuse)  mentre affascinano davvero i brani di piano dal sapore pop sperimentale, come le bellissime Dymo ed Identikit , entrambe profondamente debitrici del Battisti più visionario sposato ai veri numi tutelari degli ultimi Verdena, i Flaming Lips.

Nera Visione  introduce il pianoforte in un crescendo anni ’70 e mischia quel pop di cui sopra ad un sapore psichedelico; psichedelia che si fa rituale sabbatico in Fuoco Amico II (Pela I Miei Tratti) unico pezzo di chitarra davvero degno di nota, un diabolico riff blues che si snoda sopra un groove caraibico. La virata pop-sperimentale è Verdena_21contrastata, si diceva prima, da una valanga di distorsione e minutaggio (su 13 canzoni la maggior parte dura almeno 5 minuti) che fanno perdere la bussola. Accantonati i santini di King Buzzo e Motorpsycho, rimangono dei Verdena impalpabili e sotterranei, arditamente melodiosi ed onirici. È questa la strada su cui insistere? Intanto una sufficienza la strappano.

Voto: 6/10
Ruben Gavilli

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