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23 giugno 2013 , ,

Trouble VS Glue

Die Trauerweide

2013 - NO=FI Recordings
[Uscita: 10/06/2013]

glueTroppo armonici per essere inquadrati tra le influenze no wave, troppo poco inclini all’attitudine sguaiata e rumorista per rientrare nel filone avant punk così come in quello noise e disturbato della nuova psichedelia (cui farebbe pensare la loro presenza in un LP di Borgata Boredom: “Music and Noises from Roma Est”). I dieci pezzi del secondo lavoro sulla lunga distanza dei Trouble vs Glue (il primo LP “Zum Teufel” per l’etichetta tedesca Urquinaona) sono energici e intensi, ritmati e fantasiosi nel loro istrionico e surreale dadaismo ma mai distorti o disturbanti, mai nevrotici né cacofonici. Un groove serrato ma sempre orecchiabile e gradevole, capace di assemblare con maestria le percussioni e la chitarra, il gioco ammiccante e divertito delle voci, gli inserti di synth mai freddi e ombrosi ma bensì piacevolmente trasognati e frivoli, ipnotici e cesellati in un richiamo pop che ha del colto così come dello scanzonato. Raffinati e rocamboleschi, bizzarri e naif, Toni Trouble Cutrone (Hiroshima Rocks Around) e Mrs Glue rappresentano un assortimento sempre ben dosato. Sanno rifuggire ogni catalogazione di genere, si fanno portatori di una proposta originale e aperta ma che paradossalmente incarna i retaggi ed i tentativi di esorcismo della tradizione melodica italiana a favore di una contro cultura sotterranea che si è andata imponendo proprio in questi ultimi anni. Vogliono risultare sgraziati e abrasivi ma i loro colpi di genio finiscono immancabilmente per risultare sgargianti e accattivanti.

 

glueL’attitudine amatoriale e cialtronesca ha un grande impatto espressivo e una verve teatrale freakadelica. Modernariato vintage sospeso tra richiami tecnologici, primitivismi parodistici, atonalità ritmica che richiama gli sketch più incontenibili di Devo e Residents. Ma mi vengono in mente anche gli ibridismi geniali, l’erudita demenza dell’italica ricottina wave di Masie e Nando Meet Corrosion, ironia della sorte, la compilation rilanciata dalla Snowdonia “Orchestre Meccaniche Italiane”, l’illuminato mondo altro dell’alternative experimental nostrano. Giocano con le sonorità dancefloor in Jungle Hall arrivando ad una brillante decostruzione operata da feedback e cali di tensione. Intro è variopinta, allegramente sarabandesca con tanto di tastierina giocattolo. All the Things that I Want è un synth pop cadenzato, un funk robotico da cocktail band che ricorda l’istrionismo degli Stereo Total. Geniali i tocchi di farfisa e le soluzioni strumentali che caratterizzano My Holy Shake che si prendono gioco in modo goliardico della tecnologia lasciando ampio spazio a creatività e fantasia. Coniugano in modo quasi sorprendente l’immediatezza e la sperimentazione, riescono a conferire calore e colore a ripetitività e suoni sintetici e legano il tutto con un una rifinitura volutamente ‘sporca’ e sfilacciata. Di grande effetto anche Directions con le smaliziate atmosfere jingle soundtrek ed i patch work polimorfi di Spacegrave o Metal Lead che rileggono in chiave satirica e retro futurista l’easy listening. Una giocosità liquida che si mantiene viva e spumeggiante per tutti i trentacinque minuti dell’album ma che trouble-vs-glue-musica-die-trauerweideindubbiamente presenta il notevole rischio di costituire una sfida insidiosa per il futuro. Già band notevoli come Pizzicato Five e Stereolab hanno finito per conoscere cali di ispirazione dovuti al tranello del disincanto, alla scivolata nello stucchevole e banaleggiante. Confidiamo vivamente che il promettente duo sappia continuare a stupirci e risultare sempre così coinvolto spontaneo e divertito.

 

 

Voto: 6.5/10
Romina Baldoni

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