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22 febbraio 2015

X-Mary

CRUDITE’

2015 - Wallace, v4v, Tafuzzy, Fallo Dischi, Noiseville, Contienesolfiti, FromScratch, Samoan, Big Caviglia Records, Tolocals
[Uscita: 28/01/2015]

crudite_coverIl quartetto, nel 2006, ci aveva regalato un album interessante che tanto fece parlare di questi ragazzi capaci di dissacrare divertendosi, “A tavola con il principe”. Ad essere imbanditi in una tavola ‘sfarzosa concettualmente’ erano in realtà una serie di ingredienti molto semplici e privi di pretenziosità, presentati in toni melodici e immediati in spirito di assoluta bassa fedeltà. Una sfilza di ben 24 menù take away che avevano il pregio della brillantezza e dell’apparente -solo apparente- leggerezza, provocatoriamente buttati giù alla rinfusa e in spirito goliardico, tanto che, tra divertissement, varietà  ed assalti iper cinetici, la digestione e l’assimilazione poteva diventare un fatto puramente soggettivo. Questo nuovo lavoro, settimo in studio per la band dell’interland milanese, guarda ancora a quella tavola ma ha forse la maturità di tirare via con grande intuito tutto ciò che è eccesso. “Crudité” è frugale ma conserva la genuinità degli antichi sapori. Una serie di sketch divertenti che, attraverso una sbrandellato e spiazzante non sense, mettono a nudo ancor con maggiore causticità e dissacrante cinismo la follia e l'apatia della nostra società. 

 

Tra citazionismi irriverenti (dai Blak Flag a Luca Carboni, da Tullio de Piscopo a Pino Daniele fino ai Buzzcocks e ai Bee Gees) riferimenti all'hardcore nostrano, che proprio dalle loro parti ebbe autorevoli precursori negli anni '80 (si pensi ad A.T.R.A.X, Crash Box, Wretched) e irresistibili cavalcate etno funk. La loro è una polemica sottesa, un'attitudine furba che si lascia leggere tra le righe e che si riveste di ritmi pop contagiosi e sgargianti quadretti naif. Mettono su undici pezzi freak che dietro la disinvoltura nascondono arrangiamenti di tutto rispetto, strumentazione non certo amatoriale (con tanto di vocoder, xfiati e una sezione ritmica degna di un'orchestra latino americana). Ritmi propulsivi in Fai Schifo, funky caraibici in Il Napoli (vince sempre), minimal folk in Mustafà. Lounge e bossa nova, rhythm e blues e assalti punk. Dal bellissimo intreccio chitarra-batteria di Con te non vado mai a casa, fino agli stacchetti ska cabarettistici di Italia 90 e Homosexual. Molto bello anche il jazz funk finale, Voglio il frigo, che si dipana in una jam progressiva assolutamente contaminata tra tribalismo, echi latineggianti e giamaicani e frenesie dada di rumorismi, coretti doo wop, collage di funamboliche stravaganze vaudeville. Merito anche dello zampino di Fabio Gagisto Magistrali e Fabio Trai Intraina per il mixaggio e la sempre appassionata produzione di Mirko Spino.

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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