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29 novembre 2016 , ,

Sidhe

CONTENEBRAT

2016 - Black Widow Records
[Uscita: 9/04/2016]

Pratiche neopagane ed esoterismo, richiami alla mitologia, mistero. Avevamo fatto la conoscenza con i Sidhe nel maggio 2012 all'indomani della pubblicazione della loro opera prima. La vocalist Tytania ed il chitarrista Rob, compagni di vita accomunati dagli identici percorsi spirituali e musicali, avevano gettato le basi del progetto nel 2005; un demo omonimo, alcuni fisiologici cambi di line-up e l'approdo all'interessante debut album autoprodotto “She Is a Witch”, lavoro dalle chiare matrici gothic-doom con chiari riferimenti alla Wicca e alla stregoneria.

 

Adesso, a distanza di quattro anni, la band di origini varesotte rilascia il secondo capitolo discografico distribuito per l'occasione dall'etichetta genovese Black Widow. A supportare la coppia fondatrice è confermata la presenza degli affezionati Miky alla batteria e Vins al basso. “Contenebrat” riprende inequivocabilmente le tematiche oscure del suo predecessore discografico; non è casuale che il titolo in lingua latina richiami alla discesa delle notte, del buio. Dieci tracce di ottima fattura disegnano una scaletta che già dalle prime battute dell'incipit in italiano Confessione (in cui compare tra l'altro a dar man forte John Goldfinch de L'impero delle Ombre) confermano quanto di buono si sia già detto, e scritto, dei Sidhe. Senz'altro la considerevole gavetta live maturata nel corso dell'ultimo periodo ha accresciuto convinzioni tecniche e attitudini creative di un combo che appare ben registrato ed oliato per l'intera durata della performance. E nonostante la naturale predisposizione Sidhe incarni un sound spigoloso e decadente tra i pertugi della track list si aprono melodiche schiarite, a tratti fatate; tra gli episodi più coinvolgenti -oltre l'apripista Confessione - l'armonioso canto di Tytania nella rarefatta Leanan Sidhe, le sinistre litania di Calice di sangue e Ceridwen. Da sottolineare la presenza di camei da parte di Elena Crolle (synth) e di Mattia Stancioiu dei Labyrinth (bodrhàn e percussioni).

 

E' convincente il disegno artistico di questo 'fatato popolo della collina' (traduzione dal gaelico del moniker Sidhe); i rallentati riff imprigionati in un mood sofferente ed ambiguo si amalgamano alla perfezione con le istantanee rarefatte delle liriche aprendo le porte verso paesaggi incantati e fiabeschi. E non inganni l'aspetto sinistro di scena; questo quartetto lombardo riesce a dispensare emozioni ben oltre l'etichetta di genere. 

 

Voto: 7/10
Alessandro Freschi

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