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25 giugno 2012 ,

The Maniacs

CATTIVE MADRI

2012 - Against 'em all records
[Uscita: 7/05/2012]

The Maniacs “Cattive MadriIl power pop più stantio e profanato quello che ci viene proposto in questo secondo album dei Maniacs. L’ennesimo tentativo malriuscito di rielaborare l’abusata struttura ritmica hard rock per trasmettere energia. Un’energia che dovrebbe trarre forza dall’essere grezza, rabbiosa e impulsiva ma che invece si vuole conciliare e smussare con la compromissoria strizzata d’occhio al melodico. Un lavoro di levigatura e forzato aggiustamento lungo ben quattordici brani. Qualcosa di assolutamente indigesto in un momento in cui Verdena, Subsonica e Afterhours hanno già tentato innumerevoli volte di farci digerire questa improbabile ricetta di ibrido dosaggio alt rock/post-grunge pop/stoner direttamente ricollegabile alle cattive inclinazioni nostrane. Non si aggiunge veramente nulla di rilevante al già detto e ridetto se non l’ennesima presa d’atto che ancora una volta a scivolare nella banalità è una band, come appunto questo trio milanese composto da Riccardo Danieli (chitarra e voce), Davide D’Addato (batteria e voce), Cisco Molaro (Basso e voce), tecnicamente e potenzialmente capace e talentuoso ma che di fatto non trova l’audacia e il coraggio di personalizzare i propri intenti.

 

Ne esce il francamente del tutto inutile bel packaging ‘specchietto per le allodole’ con il cantato/urlato in italiano che sa di rabbia sterile, che non ha nulla da dire, che sa di energia pilotata, di ennesimi dosaggi ad effetto. Scivola via e Aria sono senz’altro i brani di punta se vogliamo in due parole riassumere in modo efficace lo stilema dell’intero lavoro, li si può ascoltare 10, 20 o 30 volte ma l’effetto è sempre lo stesso: scivoleranno via tanto sono banali nella costruzione melodica e nella scrittura assolutamente superficiale e scontata, priva di contenuti e asfissiante. Buona la ritmica sincopata de L’Imperatrice che poi si perde nelle solite soluzioni semplicistiche e manieristiche. La sezione ritmica martellante e ossessiva con le incursioni ‘a coprire’ e ‘a sbrandellare’ l’intera scaletta con la stessa forza cieca, impetuosa e livellante è un po’ il caterpillar, il mostro divoratore, che schiaccia e dà consistenza, stordisce e rianima ad elettro shock. Non si sa se maledirla o benedirla questa batteria forsennata che la butta in caciara per coprire un nulla vorticoso e ottuso, irritante e imbrattato. 

 

Il tocco più originale e fresco sono senz’altro i due Intermezzi #1 e #2 registrati in presa diretta, dove vengono trovati alcuni spunti interessanti che sanno di immediato e di ispirato in un mare di finte sbavature e di grezzo costruito a tavolino. Addirittura si scomoda il maggio francese con una libera ispirazione a Chacun de vous est concernè di Dominique Grange con la disimpegnata e priva di pathos Danza macabra che riesce ad operare una autentica decostruzione metrica del senso (del decoro e del pudore aggiungerei NdA). Se vi piacciono gli effetti speciali degli strumenti lanciati a manetta e gli amplificatori che ridondano in un caos ‘squadrato’ per stupire e sorprendere i vostri vicini di macchina smarmittata da uscita del sabato sera, il disco fa sicuramente al vostro caso. Avrete ben quattordici modi diversi per urlare parole incomprensibili da spocchiosi figli di papà ‘finto incazzati’, avrete quattordici modi diversi per essere presi o lasciati senza mezzi termini, senza possibilità di ripensamento alcuno.

Romina Baldoni

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