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29 dicembre 2012 , ,

Stratten

BOLOGNA ’66 / ’77

2012 - New Model Label/Audioglobe
[Uscita: 20/11/2012]

Stratten "Bologna '67/ '77" (New Model Label, distribuzione AudioglobeStratten sono Alessandra Reggiani e Nicola Bagnoli supportati da Vincenzo Bagnoli che è l’autore delle liriche musicate. Cantano la poesia di Bologna, una città sinonimo da sempre di fermenti e vitalità. Cantano un’epoca bella ed anni infiammati di entusiasmo e ambizioni. Poesie molto belle che prendono spunto dall'ordinaria vita di un ragazzo vissuta nel capoluogo emiliano romagnolo. Poesie velate da uno strato fitto di malinconia. Malinconia che non si riferisce ai tempi andati e che non si guarda indietro con nostalgia e rimpianto. Si tratta piuttosto di riportare a galla l’apatia e la stasi di luoghi magici piombati nel silenzio dell’inedia. Si tratta di osservare raggelati la fissità di persone che non sperano, impigrite di creatività e di slanci, sogni e illusioni; relegate in angusti spazi di omologazione e divenute statue impassibili. Tutto però nella musica e nell’articolazione dei testi trasuda inquietudine, voglia di pensare, voglia di lasciare un’impronta personale ed esternare con entusiasmo ed istinto le proprie percezioni ed il proprio stato d’animo.

 

Blues, jazz e un progressive spumeggiante e sinuoso. Velature acquatiche e vibranti cariche di intensità. Una musica perfettamente dosata e articolata che riesce ad insinuarsi in rivoli cristallini di estro e armonia, pacatezza contemplativa e schizzi di fantasia. Corteo con le inserzioni orientaleggianti del sitar, L’ordine delle cose ovattata e delicatamente adagiata su clivi e brume molli si affida alla voce carezzevole della Reggiani per soffiare tiepidamente sui nostri sensi anestetizzati. Lotta di classe è veramente un esperimento ben riuscito di traslazione temporale. Riporta a oniriche filastrocche, sa di radici e profumo di legno con le tremule vibrazioni di tambura e mandolino. Si sfogliano pagine ingiallite di belle sensazioni, si ritrova il piacere di lasciarsele scorrere tra le dita. Moonlight ’69 è una divagazione improvvisata dal sapore free jazz.

 

Tra questi pezzi si ritrovano sentori di Italia sognatrice e magica. Mi viene da pensare a Claudio Rocchi, di più agli Stormy Six, ma anche alle belle atmosfere di rivoluzione e gioia rappresentate dagli Area,  fino ai testi colti e raffinati di Moltheni e degli Scisma, o ad un certo progressive etereo e pastorale molto ben rappresentato negli anni 70 dal Banco e da quel magnifico lavoro di Alan Sorrenti che fu "Aria". Non si tratta di similitudini quanto piuttosto di rimandi, di suggestioni. Soprattutto l'analogia sta nel fatto che c'è un concetto, un pensiero, una volontà di impegno celata in questo progetto. La voglia di far convergere musica, parole, letteratura e poesia plasmandole in un'unica forma. Un viaggio sensoriale ipnotico e carezzevole scandito dai tocchi lievi e armonici degli strumenti elettrici ed acustici, un flusso che scorre sinuoso e silenzioso trasportando il pensiero e i ricordi verso luoghi che sono frammenti di appartenenza e di vissuto in cui ciascuno si può immedesimare.

Romina Baldoni

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