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29 dicembre 2016

Il Castello di Atlante

ARX ATLANTIS

2016 - Aenima Recordings
[Uscita: 1/04/2016]

#consigliatodadistorsioni

 

E' una trasvolata artistica che attraversa quattro decenni di ambizioni e passioni progressive (o neo prog che dir si voglia) quella tracciata dalla formazione vercellese de Il Castello di Atlante; formatasi nel capoluogo piemontese nel 1974, dopo l'incisione di un 45 giri ed alcune cassette promozionali, la band è riuscita ad inizi anni novanta nell'impresa di dare alle stampe il proprio debut album (“Sono io il signore delle terre a nord” nel 1992) rimanendo in seguito stabilmente in pista, con alterne fortune, sino ai giorni nostri. Otto album all'attivo, collaborazioni a progetti internazionali e una line-up che sebbene fisiologicamente mutata con lo scorrere del tempo non ha mai abbandonato le proprie velleità stilistiche primordiali, facendo leva ininterrottamente sugli storici componenti cardine. Una prerogativa valida anche per questo inedito capitolo discografico dal ramingo artwork di copertina -primo interamente autoprodotto- battezzato “Arx Atlantis” (traduzione dal latino del moniker del gruppo), all'interno del quale rinveniamo a tirare le fila tre musicisti che hanno accompagnato 'passo dopo passo' (titolo tra l'altro di un loro significativo lavoro) l'intera parabola musicale del combo castellano: Paolo Ferrarotti (batteria e voce), Dino Fiore (basso) e Aldo Bergamini (chitarrista). Al fianco del trio di veterani altrettanti talentuosi innesti dell'ultimo periodo quali il violinista Andrea Bertino, il tastierista Davide Cristofoli e il batterista Mattia Garimanno.

 

Il-Castello-di-Atlante-bandCinquanta minuti di evoluzioni sinfonico rock modellano la scaletta di “Arx Atlantis” dissipando risonanze tanto care alle produzioni-caposaldo di genere. Raffinati echi folk in contesti dalle cromature medioevali prendono vita disegnate dalle giullari divagazioni del violino; epiche scorribande di tastiera e struggenti soli della sei corde si attorcigliano secondo i collaudati canovacci del dna artistico de Il Castello di Atlante. Ed è proprio nelle significative suite che delimitano la track-list (l'introduttiva Non ho mai imparato e l'epilogo Il tesoro ritrovato) e nelle intense visioni sprigionate da Il vecchio giovane che si concentrano maggiormente tali elementi identificativi, rivelandosi l'ideale biglietto da visita del progetto. E se la storica 'Orma' Toni Pagliuca compare nelle vesti di ospite e coautore in Ghino e l'abate di Glignì, suggestiva rilettura della novella del brigante buono, il castellano della prima ora Massimo Di Lauro arricchisce con il suo prezioso strumento a corde le nostalgiche gesta cavalleresche de Il tempo del grande onore.

 

Tra le realtà più longeve dello scenario progressivo tricolore, con un significativo seguito di estimatori aldilà dei confini nazionali (sorte condivisa con buona parte degli artisti del movimento) Il Castello di Atlante sembra non accusare l'implacabile ingiallimento della propria carta d'identità rilasciando una performance che, sebbene in perfetta linea con il consueto modus operandi, appare adeguatamente ispirata e degna di entrare a far parte dell'imponente e variegato archivio di genere. Un mirabolante crossover tra alchimie seventies ed ammicchi neo prog, e soprattutto di tecnica e consapevolezza; l'inatteso gradito ritorno nel fatato palazzo del mago.

Voto: 7/10
Alessandro Freschi

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