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26 Giugno 2017 , ,

Chrome Sky ARTIFICIAL

2017 - D Cave Records
[Uscita: 14/05/2017]

A leggere i titoli delle sette tracce che formano il corpo della creatura “Artificial”, nata dall’incontro di due artigiani musicali e forgiata nella fucina incandescente dell’Etna, immediatamente ritornano alla mente le suggestioni elettriche alle quali trenta anni fa è stato dato il nome di Cyberpunk. Gli artigiani in questione sono il cantante Paolo Miano e il compositore/programmatore Mario Ferrarese, i quali in modo molto diretto tentano quella ibridazione sul corpo della musica alla quale anni fa Donna Haraway aveva dato il nome evocativo di Cyborg. Sin dai titoli dei singoli brani emerge l’influenza di un certo clima culturale e creativo tipico di quello che ad alcuni dava soddisfazione chiamare della post-umanità. Chiaramente a queste temperie è da ascrivere Artificial Man significativamente posta a introdurre il resto del lavoro. Effettivamente le premesse e le promesse dei Chrome Sky vengono mantenute: l’impasto tra depressione goth, progressioni chitarristiche alla Dream Theater e uso dell’elettronica funziona; effettivamente una buona dose di eclettismo riveste l’esecuzione e la scrittura dei due artisti che non si lasciano indurre nella facile tentazione dell’ibridazione da frullatore musicale. Al contrario le scelte e le indicazioni musicali, i punti di riferimento e le citazioni sono scelte con cura e vi è la netta sensazione che al fondo vi sia una chiara idea, se non poetica, almeno produttiva. Quest’ultima affidata alle sapienti mani del produttore catanese Daniele Grasso

 

Sulla stessa linea si inabissa la doppia cassa e le ironie di My Male Function, a sottolineare che se di post-umano si tratta, qualcosa della vecchia umanità dovrà pur essere salvato, e questo qualcosa ha la forma dell’istinto e la consistenza di un passaggio a vuoto ben rappresentato dalle sghembe ritmiche del brano. Non mancano ovviamente i riferimenti più espliciti alla produzione musicale generalmente definita elettronica e in questo senso è patente il debito nei confronti di Autechre della eponima Chrome Sky; così come non mancano i momenti meno esaltanti e decisamente kitsch, valga per tutti Redemption nel quale attorno ad atmosfere tipicamente moonspelliane si costruisce tutto un pastiche sgraziato al culmine del quale, donde non sappiamo, una voce disgraziata declama il motto latino «Omnia Munda Mundis» ascrivibile ai nuovi classici dell’umorismo involontario oltre che a qualche insicura reminiscenza manzoniana. L’album rimane tuttavia di buona levatura e le ulteriori comparsate in forma citata di artisti ben più noti, i NIN di A Dream Of The Day sono più di una suggestione, ben orchestrate. Irrinunciabili a chiusura del disco le tastierone dance acidissime di My Scars, un monumento a ciò che avrebbe potuto essere e fortunatamente non è stato. 

 

Voto: 6,5/10
Luca Gori

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