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24 gennaio 2013

Lento

ANXIETY DESPAIR LANGUISH

2012 - Denovali/Goodfellas
[Uscita: 26/10/2012]

Lento  ANXIETY DESPAIR LANGUISH Lento è una formazione di rock strumentale formatasi a Roma nel 2004, composta da Lorenzo Stecconi, Donato Loia e Giuseppe Caputo alle chitarre, Emanuele Massa al basso e Federico Colella alla batteria. “Anxiety Despair Languish” è il loro terzo lavoro, il secondo pubblicato per la Denovali, realizzato a distanza di un anno da “Icon”. Se Icon era caratterizzato da atmosfere cupe e pesanti, quasi una sorta di immaginario visivo dell’oscurità, Anxiety Despair Languish è un lavoro dalle geometrie più pesanti e compatte in cui la sostanza doom, sludge, post hardcore, math ed ambient si fonde in un denso ammasso granitico. Il primo impatto con l’album non consente di scalfire l’impenetrabilità del corpo sonoro. Ma così come la vista riesce ad abituarsi ben presto all’oscurità, anche per Anxiety Despair Languish un ascolto prolungato consente di accedere chiaramente alle atmosfere scure dell’album (Glorification of the chosen one), alle sue superfici ruvide (Death must be the place), agli assalti math-core (Questions and answers), ai suoi tempi estremamente rallentati (Years later) o inquietantemente dilatati (Inwards disclosure).

 

La disperazione ed il senso di vuoto trapelano nella title track dell’album (Anxiety, despair and languish), mentre altri passaggi (Blind idiot god) contengono sonorità dalla rara possanza. La copertina dell’album riproduce una immagine dal Concerto Angelico del pittore rinascimentale tedesco Matthias Grünewald e conferma la predilezione della band romana per il sacro e per l’iconografia gotica. Così come le illustrazioni del medioevo contenevano numerose immagini e riferimenti alle tenebre e al negativo, allo stesso modo Anxiety Despair Languish si pone quasi come un indice iconografico delle oscurità o un catalogo delle rappresentazioni gotiche del buio. Il senso del sacro emerge anche nella monoliticità del suono che aggredisce ruvidamente l’ascoltatore. Un buon album.

Felice Marotta

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