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6 giugno 2016 ,

Geddo

ALIENI

2016 - Autoproduzione
[Uscita: 10/05/2016]

 #consigliatodadistorsioni     

 

Geddo-Alieni-cover-albumE’ di recentissima pubblicazione il terzo album di Davide Geddo, cantautore albenganese che già un paio di volte ha deliziato i nostri ascolti con i precedenti “Fuori dal comune” (2010) e “Non sono mai stato qui” (2013). Se già questi due lavori avevano tutti i crismi per fare assurgere Geddo al pantheon dei cantautori più interessanti del panorama nazionale, “Alieni” lo conferma ulteriormente. Raramente ci è dato ascoltare un equilibrio che sfiora la sinergica magia tra testi importanti e incisivi calati nella aliena realtà dei nostri giorni e una musicalità composita, diversificata, ma inalterata nella capacità di catturare l’attenzione di chi ascolta.  La novità che per prima salta agli occhi (orecchie) rispetto ai lavori precedenti, è l’uso degli archi campionati, che, arrangiati e manovrati da Alessandro Alexovits, Gigi Magnozzi, e  Jacopo Ristori, accompagnano ben nove canzoni su quattordici. Tra queste la palma d’oro spetta alla splendida Lampi di settembre che oltre al suo andamento quasi funky si apre a un ritornello solare di non usuale bellezza che vede ospite anche il flauto singhiozzante di Francesca Rapetti del Gnu Quartet.

 

geddoQuasi funky (il quasi è d’obbligo) è anche Chiaro, brano che gioiosamente apre l’album con la sua dichiarazione d’intenti di chiarezza vanificata, mentre Cammina cammina è una ballata country-folk che rinverdisce il mai sopito amore di Geddo per Bob Dylan (e di conseguenza un pizzico di De Gregori) che in duetto con la bellissima voce di Alberto Visconti de L’Orage, e in compagnia dell’armonica di Enrico Testa e il violino di Fabio Biale, elenca alcuni tra i grotteschi ed alienanti incontri che possono capitare camminando (Nella vita). Due, primo singolo dell’album, è apparentemente una leggera e scanzonata disamina sul rapporto di coppia che sotto il velo della leggiadria della canzone pop con reminiscenze, crediamo inconsapevoli, persino anni sessanta (è un twist!?) nasconde concetti profondissimi, Portami a casa fonde un impianto musicale rock (Mauro Vero e Michele Cusato le reboanti chitarre elettriche), con la miglior ballata di stampo De Andreiano, mentre la lenta e meditativa Non dirmelo racconta l’alienazione da social in un suggestivo recitar cantando che mette in mostra le peculiarità e le sfaccettature della voce di Davide Geddo.

 

Ma c’è ancora dell’altro: Per ciò che mi riguarda swinga dolcemente e si srotola ricordando vagamente certe invettive di Pino Daniele (Je so’ pazzo), Briciole, il brano più lineare, è un commovente, e un po’ triste, ritratto di vita da anziano e Alle bionde piace noir, ispirata dai romanzi gialli di un autore locale, catapulta gli alieni protagonisti del brano dentro un movimentato country-pop-ligure, se mai potesse esistere questa definizione. Alieni e alienati dalle identità irrisolte e con problemi di comunicazione si muovono e recitano le loro parti in questo bellissimo album: liguri inospitali, anziani e adolescenti (i magnifici ritratti di Paolina e soprattutto quello della studentessa di città di Un altro giorno), innamorati, sognatori e drogati di tecnologia. Geddo mischia le carte e poi le serve al tavolo di chi si mette al gioco dell’ascolto con testi mai banali (“…ho lo sguardo di un livido geddo (1)quando rivede un pugno, l’allegria di un calorifero quando saluta giugno) che hanno il dono felice della rima a volte sarcastica (…il sorriso aperto di un tipo col riporto e una scrivania che sembra un aeroporto) e quello, non infrequente, di uno stuzzicante ermetismo, uniti a una musicalità in cui si percepiscono sì, le influenze citate, ma che Geddo personalizza a sua immagine e somiglianza con il carattere e l’autorità di un’assoluta maturità raggiunta. Ad accompagnarlo in questo viaggio, alieno tra gli alieni, oltre i nomi citati, Dario La Forgia al basso, Matteo Ferrando alla batteria, Miche Savino alle tastiere e Paolo Ballardini alle chitarre acustiche.

Voto: 8/10
Maurizio Pupi Bracali
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