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28 aprile 2013 ,

Versailles

1976-1991

2013 - Autoproduzione/Promorama
[Uscita: 23/03/2013]

VERSAILLES, 1976-1991, Autoprodotto I Versailles si propongono l'arduo compito di salvare il rock italiano, purgandolo dalle scorie più modaiole (leggi assai inclini alla marchetta) e riportarlo ad una purezza incontaminata ed autentica. L’operazione è ambiziosa, ma la band compie il proprio lavoro con onestà e porta a casa un disco assai convincente. Il titolo è già tutto un programma: "1976-1991", come a voler raccogliere i positivi influssi di una stagione irripetibile (anche se la canzone che chiude il disco ci ricorda che le origini sono Back in the ’60) dal (proto)punk alla new wave fino ai primi fasti del grunge (prima che diventasse una moda, insomma). Il disco suona – come una famosa birra – schietto e sincero, il duo di Pesaro picchia duro, snocciola riff che vanno dall'omaggio stoogesiano (periodo "Fun House") al punk rock (antico e moderno), dal grunge alla new-wave più oscura e ossessiva, non dimenticando le (condivise e condivisibili) radici blues. Le parti cantate alternano italiano ed inglese (c'è anche un mezzo omaggio a Rino Gaetano), e stranamente il connubio funziona nella maggior parte dei casi. Mezz'ora di musica piena di buone intuizioni (le cadute, che pur ci sono, si fanno perdonare senza grossi problemi), racchiusa in un disco che s’ascolta volentieri e tutto d’un fiato, sporco e tirato come un buon disco rock’n’roll dovrebbe essere. Rollin’, Ma dov’è la severità, Sweetie Queers sono solo alcuni dei titoli che sbattono in faccia all’ascoltatore il rock’n’roll senza compromessi della band (e alla fine del disco c’è anche una ghost track in stile Offlaga Disco Pax). Se riusciranno a salvare il rock’n’roll non e dato sapere ma, come insegnava il buon Greg Shaw, il mondo si salva un disco alla volta (e d’altronde, cantavano i Dictators: “who will save rock’n’roll?”).

Voto: 6.5/10
Luca Verrelli

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