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29 agosto 2015 ,

Beach House

DEPRESSION CHERRY

2015 - Sub Pop-Bella Union
[Uscita: 28/08/2015]

Stati Uniti 

 

Beach-House-Depression-Cherry-650x650Nuovo disco, il quinto, per Beach House, duo di Baltimora, che fin dal nome evoca atmosfere magiche e scenari incantati. E così la musica, che si inserisce in quel filone che è stato definito “dream pop”, per via delle sonorità eteree ed oniriche. Il titolo, “Depression Cherry”, non tragga in inganno: le emozioni che suscita l’ascolto sono piuttosto di serenità, molto piacevoli. Il gruppo, composto da Victoria Legrand, nipote del grande autore di colonne sonore, voce e tastiere, ed Alex Scally, voce, chitarre  e tastiere, annuncia questo lavoro come un ritorno al passato, dopo alcuni dischi più arrangiati e complessi. Infatti la formula musicale di questo disco è piuttosto semplice, tappeti di tastiere e chitarre saturate di effetti, stile shoegaze, più batteria elettronica. Le due voci si rincorrono, si alternano, spesso cantano in coro. Può non essere facile distinguerle: anche la voce di Alex Scally è piuttosto femminea, un falsetto acido che in dischi precedenti poteva ricorda Jon Anderson degli Yes, ora si è leggermente inspessita. La maggior parte dei brani segue lo stesso stile compositivo, a partire dall’iniziale Levitation: un bordone del sintetizzatore, su cui la chitarra inizia a ricamare, quindi le voci. I brani sono tutti piuttosto lenti, ma l’atmosfera del disco non ne risente minimamente, è questo lo stile del gruppo e funziona, nell’insieme Depression Cherry è un lavoro riuscito, che si ascolta con piacere e leggerezza, nell’accezione positiva del termine.

 

Il tono è più pop rispetto ad alcuni dischi precedenti del duo di Baltimora (che ci avevano convinto molto meno), vedi Space song (dai titoli si capisce già qual’è lo stile del gruppo), lieve e sbarazzina, molto eighties nella melodia e nell’arrangiamento. Curiosità: PPP, un cherrygradevole tempo di valzer, non è dedicata a Pier Paolo Pasolini, ma è un’espressione in uso negli anni ‘60/’70 che significa “piss poor planning”, il tema della canzone riguarda una coppia che sta per sposarsi e viene presa dai dubbi. Se, da critici, vogliamo fare una riflessione sui lati negativi del disco, possiamo discutere del fatto che un disco di questo filone musicale  potrebbe essere uscito tra 1988 e il 1992, non nel 2015. Ma quali sono i dischi (potremmo fare un’eccezione per il debutto degli Algiers) che rappresentano davvero il nuovo? Anche il ritorno di Jim O’Rourke, per noi tra i CD migliori dell’anno, potrebbe benissimo essere uscito negli anni ’70. Ormai dobbiamo escludere il nuovo a tutti i costi dalle categorie critiche, e valutare un disco per la riuscita compositiva ed emozionale. Bene, questo Depression Cherry non è certo un capolavoro però funziona. Non lo consiglieremmo decisamente a chi cerca la sperimentazione estrema o agli amanti del death metal, ma a chi ama le pop song d’atmosfera può regalare tre quarti d’ora piacevoli. 

 

Voto: 6.5/10
Alfredo Sgarlato

Audio

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