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10 gennaio 2016

Mystery

DELUSION RAIN

2015 - Unicorn Digital
[Uscita: 23/09/2015]

Canada  #consigliatodadistorsioni  

 

mystery-delusionrainDopo circa trent’anni di carriera e una mezza dozzina di validissimi album all’attivo, i canadesi Mystery hanno deciso di conquistarsi con le unghie e con i denti il titolo di alfieri e portavoce del rock progressivo più romantico, sfornando questo Delusion rain che, quasi certamente, non sarà una pioggia di delusioni per loro, ma potrebbe essere annoverato come la vera e propria perla della loro carriera.

Dopo molteplici cambi di formazione, che hanno visto nelle loro file persino Benoit David (che fu fugacemente anche negli Yes), il vero grande salto di qualità è probabilmente dato dall’arrivo di Jean Pageau, dal timbro di voce spesso estremamente simile a quello di Dennis Deyoung e Tommy Shaw, degli Styx. Il sound dei Mystery sembra voler coniugare nei momenti più dark il new-prog britannico dei Marillion di “Clutching at straws” e degli IQ di “Nomzamo” e “Are you sitting comfortably?” (come ad esempio nell’intro della title-track), con momenti inaspettatamente radiofonici (l’ingresso del cantato nella stessa title-track evoca persino l’Electric Light Orchestra), e con una vena tutta americana: If you see her è in tutto e per tutto un brano degli Styx più genesisiani, grazie al connubio tra la voce di Pageau e arpeggi chitarristici che sembrano rubati a Ripples e Afterglow.

 

The last glass of wine, il brano che maggiormente flirta con l’AOR, potrebbe essere parte del repertorio dei tardi Kansas; Wall street king sarebbe stata perfetta in un album come “Images and words” dei Dream Theater: persino il cantato si sposta dalle coordinate Styx/Kansas verso lo stile più tipico di LaBrie. Ma il momento più alto di tutto il disco è certamente la lunga suite The willow tree, vera e propria palestra di meravigliose divagazioni chitarristiche tra Pendragon, Pink Floyd e Hackett, con un apice di dolcezza e misteryromanticismo verso la metà del 14° minuto, grazie a un tema melodico così ispirato che spezzerà il cuore ai progsters più accaniti! 

Musica di grandissima fattura, letteralmente resa brillante da una produzione sonora “dipanata” e pulita che valorizza ogni minimo tocco, ogni singolo dettaglio, tra le migliori degli ultimi anni. Concludendo: bravi? Certamente. Derivativi? Senza dubbio. Creativi? Moltissimo. Gli ingredienti che bastano per piazzare nell’asfittico e deludente panorama prog attuale questo album come uno dei migliori in tempi recenti e dei “classici di domani” del genere.

Voto: 8/10
Alberto Sgarlato

Audio

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