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5 settembre 2014 ,

Futeisha

DANNATO

2014 - Brigadisco Records, Old Bicycle Records - Cassetta, Limited Ed. 100 copie
[Uscita: 07/07/2014]

futeishaArgentina-Italia

Il nome ci giunge assolutamente sconosciuto. Proviamo a capirne di più ma il kit press si limita a dirci che Futeisha è Dedalo 666, che poi sarebbe un certo Juan Francisco Scassa, immigrato di origini argentine ora di stanza a Torino. Abbiamo capito che si vuol fare aleggiare quel pizzico di mistero che solletica la fantasia e la curiosità. Comprensibile, sapendo che Dedalo 666, insieme a Vernon Senegal e Walter Magreb, presenti in questo progetto, hanno collaborato con Stefano Isaia (Gianni Giublena Rosacroce e La Piramide di Sangue). Questa cassettina davvero oscura e sfuggente, offerta in tiratura limitata a soli 100 esemplari è del resto un esperimento già tentato da Gianni Giublena Rosacroce sia nel 2011 che nel 2013, con “La Piramide di Sangue” e “La mia Africa”. Le atmosfere diluitissime e quasi sospese ci riportano effettivamente alle atmosfere esotiche e alla psichedelia occulta del filone piemontese. Il ruolo centrale delle chitarre, specialmente le tessiture raffinatissime ottenuto dalle acustiche, le percussioni sempre dosate, mai esasperate ma come inserti di sottolineatura delle atmosfere, la gran ricchezza strumentale dei tocchi e degli arrangiamenti, ci regalano un materiale davvero di grande eterogeneità etnica.

 

futeishaSi compie un viaggio sensoriale attraverso le più disparate suggestioni offerte dalla terra, spaziando tra medio oriente e est del Sol Levante (Una ma§ana, Aspettando di essere colti dalla Morte nel sonno), poi l’immersione diventa intimistica e psicologica, quasi una reminescenza tra sogno e libera immaginazione. Intermittenze di colori e giochi di luce (Temujin), fasi di elegiaco raccoglimento (Lamento funebre per tutti noi). Davvero, escludendo gli inquietanti dieci titoli, di dannato vi si scorge molto poco. Sono abbozzi sbiaditi, prove liquide che suggeriscono riflessione e rilassatezza zen. I campanellini di Regadi nel Cuore, il racconto di Gustavo Rol: Il colore verde, ritmato in un’elettroacustica molto Xabier Iriondo (“Irrintzi”, per rimanere in estetica Brigadisco). Si tratta davvero di una psichedelia confortevole, amniotica, cullante, che gioca con sentori astratti, rimandi quasi impercettibili a tessere una storia delle origini che ci viene restituita come morfologia tattile per un’indagine che poi finisce per insinuarsi in un profondo interiore. Aspettando di essere colti dalla Morte nel sonno è un meraviglioso dialogo tra chitarra in finger picking e percussioni legnose, anche in Marceline è interessante il contrasto tra stasi e impeti iper compressi, fino all’elettronica analogica un po’ fuori fuoco di Como est† Carlos, davvero fuggevole, come tutto questo lavoro e come il losco ideatore che ne muove le fila.

 

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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