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30 agosto 2015 , ,

Palma Violets

DANGER IN THE CLUB

2015 - Rough Trade
[Uscita: 04/05/2015]

Inghilterra 

 

MI0003845559Ad un primo ascolto, la seconda fatica discografica dei Palma Violets, uscita a due anni di distanza dal loro primo cd, intitolato "180", per la stessa etichetta Rough Trade, parrebbe semplicemente un album a corrente alternata, nel quale la giovane band londinese mette insieme una serie di brani - tredici, nel caso specifico, che diventano diciassette con le quattro bonus track - per consolidare la propria, rilevante, posizione fra le band più accreditate della new wave britannica, accolta con toni trionfali dalla stampa alla prima uscita. Fu vera gloria?... ci chiederemo probabilmente fra qualche tempo, è ancora troppo presto… Ciò che si ricava, in un primo strato di lettura del nuovo disco, è la convinzione che Samuel Thomas Fryer, Alexander "Chilli" Jesson, Jeffrey Peter Mayhew e William Martin Doyle abbiano assimilato la lezione di molti artisti della scena musicale anglo-sassone, dal punk degli anni Settanta alle più nuove tendenze, maturando anche le istanze del rock e del pop storico, per approdare ad un sound personale e, nel contempo, cercare nuove strade. "Danger in the Club" offre fondamentalmente questa convinzione e, ad un più attento esame, qualche piccola cosa in più. Non possiamo dire che si tratti di un bel lavoro, che segna un passo in avanti e che si apre a nuove dimensioni, anzi… 

 

Se c’è la consapevolezza che il quartetto sa usare i propri strumenti, che le voci del chitarrista Fryer e del bassista Jesson ben si mescolano insieme e a tratti creano con le tastiere di Mayhew e con i tamburi di Doyle un interessante e corposa sinfonia di suoni, ci si accorge che alcuni brani stanno lì quasi come riempitivo, aggiungono ben poco e, in una footerqualche misura, condizionano in negativo l’ascolto complessivo, facendo calare l’interesse. È nella freschezza di qualche brano che sono da ricercare le cose più interessanti: ad esempio quello dal chilometrico titolo Girl, You Couldn’t Do Much Better On The Beach, un rocketto dal sapore antico e, al tempo stesso, moderno, adatto a scatenarsi sulla “rotonda sul mare” di uno stabilimento balneare frequentato da teen agers, oppure nel beatlesiano Walking Home, pezzo allegro ed effervescente. Quando l’assunto si fa più pretenzioso, allora non tutti i meccanismi violetsfunzionano a dovere e non si raggiungono risultati di buona qualità. In ogni caso emerge la consapevolezza che Palma Violets abbiano la possibilità di crescere, di maturare, di trovare la giusta dimensione nella quale esprimere delle potenzialità che non si possono negare. Un album a corrente alternata, dicevamo, che in certi momenti coinvolge e talora riesce pure ad annoiare. E, come si fa con l’alunno che impegnandosi potrebbe migliorare nel suo profitto scolastico, diamo una piena sufficienza d'incoraggiamento.

Voto: 6/10
Nello Pappalardo

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