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26 marzo 2016 ,

Dan Sartain

CENTURY PLAZA

2016 - One Little Indian Records
[Uscita: 19/02/2016]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni    

 

tumblr_static_81uvrhqjznggsgogsos04o4o“Non si esce vivi dagli anni ottanta”, cantava Manuel Agnelli. Come dargli torto, considerato il profluvio revivalista di produzioni ispirate ad un decennio con il cui lascito siamo tenuti ancora oggi a fare i conti, nel bene e nel male. Il punto è che viviamo in una sorta di dimensione atemporale, in una confluenza di generi che rendono la nostra contemporaneità musicalmente neutra. Allora anche un album come “Century Plaza”, l'ultima fatica di Dan Sartain, suona come se il mondo avesse smesso di girare trent'anni fa, tanto è permeato dall'estetica e dall'attitudine di un electro-pop la cui mappatura registra la presenza di geni new wave e post punk.

Due anni dopo le ruvidezze di “Dudesblood”, il rocker dell'Alabama muta pelle e compie una svolta radicale verso sonorità sintetiche che nulla hanno a che vedere con quel piglio garage punk che lo ha sinora contraddistinto. Il risultato è un album torbido e scuro come il colore del sangue rappreso, lo stesso che Sartain esibisce sulla foto di copertina che lo ritrae con gli occhi pestati dopo una scazzottata da guerriglia urbana con la vita. L'inizio è affidato ad una cover di se stesso: Walk Among The Cobras, contenuta originariamente in “Vs The Serpientes” e adesso risuonata in una versione scarnificata che guarda ai Suicide invece che a Johnny Cash.

 

danIl viaggio nell'oscurità continua con il futurismo truce di Cabrini Green, vicino ai Depeche Mode, così come Wipeout Beat, altra cover, questa volta di Alan Vega (sfacciato il rimando di Sartain al suo mood vocale, con gridolini annessi) oppure con Black Party, una sorta di versione ipercinetica di Tainted Love dei Soft Cell. Dopo le pulsazioni New Order di Sinking In The Shallow End ecco che arriva First Blood, l'unico pezzo in cui la chitarra fa la sua comparsa con tanto di assolo in stile Van Halen.

In chiusura, la magnifica fascinazione esotica di Do You Hear My Voice e le inquietudini di Feigning Ignorance che risentono dell'influenza di Bowie per il modo in cui il Duca dan2Bianco ha maneggiato la materia sintetica. Century Plaza è disco che gioca con il passato senza deragliare mai nella sua parte più deteriore, ovvero nel versante di quella nostalgia che, come una lente guasta, distorce la visione del presente. Dan Sartain ha confermato le sue doti di songwriter, sparigliando le carte e dando alle stampe un lavoro affascinante, stratificato nella sua semplicità e, per questo, destinato senza dubbio ad essere considerato una delle uscite più interessanti di quest'anno.

 

Voto: 7.5/10
Giuseppe Rapisarda

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