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22 aprile 2017

Kendrick Lamar

DAMN.

2017 - Top Dawg-Aftermath-Interscope
[Uscita: 14/04/2017]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni

 

Il fatto di essere stato annunciato senza troppo preavviso può rendere l’uscita di un disco molto febbrile. Ed è quello che è successo con “Damn.”, il terzo e attesissimo album di Kendrick Lamar, atteso si nel 2017 ma non si sapeva ancora quando. Anticipato di qualche settimana dal bellissimo video Hubble, Kendrick dimostra di saperci veramente fare con il marketing e la sua consapevolezza di quello che rappresenta tutt’ora, cioè l’essere il rapper più seguito in circolazione. Non si può certo negare l’influenza e l’ hype che il rapper californiano riesce a trasmettere ogni volta che si muove. Damn. è molto differente dal suo predecessore "To Pimp A Butterfly", un capolavoro rabbioso e riflessivo molto legato alla tradizione anni Novanta, con uno stile molto vicino ai maestri A Tribe Called Quest, e composto con una vena jazz e soul da palpitazione.

Ma attenzione, il disco seppur apparentemente più commerciale, non è privo di contenuti aggressivi e di protesta. Se prendiamo le finali di ogni canzone quello che si ottiene è DAHTLAEETE2RDH, che di base non significa assolutamente nulla, ma se si prova ad anagrammare si ha «DEATH 2 THE LEADER» in italiano «morte al capo», con probabili riferimenti verso chi nel suo paese adesso comanda. Anche l’artwork della copertina esprime un certa vena drammatica e malinconica; creata dal designer Vlad Sepetov, il ritratto del rapper assomiglia molto al personaggio del gangster di strada Omar Little dello straordinario tv show “The Wire”.

 

Si comincia con il coretto e l’attacco alla Beach Boys di Blood, per poi passare a DNA, che ci regala un Lamar versione prima maniera alle prese con una sua personalissima riflessione di essere 'individuo nero'. Yah è tra quelle che ha la base molto rarefatta, che kendrick-lamarricorda verte produzioni targate Anticon Records. Element (co-prodotta da James Blake) come Humble sono piuttosto palesemente rivolte ai colleghi tutto lustrini tipo Big Sean o Drake, con il quale ha già schermagliato a suon di rime e tweet. Due tra i pezzi migliori del disco. Ma il pezzo con più aspettative era senz’altro XXX con gli U2. Dopo l’ascolto, chissà quanti fan avranno tirato un sospiro di sollievo. La temuta canzonetta rock cantata in rima dal rapper di Compton non è mai esistita, così come un immaginario confronto con la Walk This Way targato RUN DMC/Aerosmith che già aleggiava in rete.

Quindi a 35 anni di distanza da quella genialata messa in atto da Rick Rubin rimane un caso isolato se non con pochi altri paragoni. Kendrick Lamar impone a Bono e soci il suo statuto, e il pezzo è addirittura forse il più bello, complesso, confuso nel passaggio da un pattern ad un altro, cambiando più volte traiettorie sonore. E’ anche decisamente il brano kendrick lamarpiù politico di Damn. con una sovrapposizione tematica che non si trova in nessun altro episodio. «Ain’t no Black Power when your baby killed by a coward/I can't even keep the peace, don't you fuck with one of ours it be murder in the street, it be bodies in the hour» canta nel pezzo giusto per capirci. Si ha l’impressione che con questo suo ultimo lavoro Kendrick Lamar non aggiunga niente di particolarmente nuovo nella sua già straordinaria carriera, ma non è il momento per tirare delle somme. Non certo un disco di transizione, Damn. assomiglia più all’esordio “Good Kid, M.A.A.D City” e conferma sia la sua grande capacità di scrittura che il suo vibrante stile. E’ opinabile certo considerare Kendrick Lamar il miglior rapper del mondo, ma è certo però che con questo nuovo lavoro conferma di essere il Nas degli anni Duemila. 

 

Voto: 8/10
Mauro Tomelli

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