Migliora leggibilitàStampa
23 gennaio 2013 , ,

Ian Skelly

CUT FROM A STAR

2012 - Watertown
[Uscita: 10/12/2012]

Ian Skelly CUT FROM A STAR 2012 – Watertown (10/12/2012)Debutto solista per il batterista della band di Liverpool The Coral, pare che il disco abbia trovato la sua ispirazione nelle allucinazioni che colsero Ian Skelly durante una lunga malattia che lo colpì nel 2009. Atmosfere lisergiche e sognanti ispirate alla psichedelia inglese a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, strumentazione rigorosamente vintage, il disco è stato registrato nello studio dei Coral su un Tascam quattro piste a cassette e autoprodotto. Hanno partecipato alle incisioni membri dei Coral e dei Sundowners che hanno affiancato Ian Skelly, che oltre la batteria e il canto ha suonato diversi altri strumenti. Una produzione decisamente lo-fi, la registrazione è durata quasi due anni, ma il risultato è incantevole, undici canzoni che hanno il fascino irresistibile del tempo che fu, ammalianti e intrise di sogno e dolce e serena nostalgia. Ian Skelly si muove lungo le tracce magiche dei primi Pink Floyd, dei July, dei Beatles più lisergici, degli Zombies, dei Tomorrow, ma anche della California della summer of love e ci regala alcune autentiche perle rivelando una sorprendente capacità di scrittura.

 

Per certi versi questo “Cut From A Star” come ispirazione, amore e rispetto del passato, attitudine a fare rivivere in modo originale e creativo un mondo musicale al quale Skelly si sente vicino e che considera ancora in grado di dare molto, si può apparentare allo strepitoso “Gentle Spirit” del californiano Jonathan Wilson. E così ci troviamo ancora una volta a parlare di retromania, ma sarà per l’età di chi scrive che quegli anni ha vissuto, è una grande gioia per le orecchie e la mente ascoltare canzoni splendide come Caterpillar, il capolavoro dell’album, ballata lisergica agreste sulla caleidoscopica bellezza di certi insetti o il folk medievale di Nickel and Dime o l’inno hippie di It’s Only Love, fra John Lennon e David Crosby o il brano che dà il titolo all’album che ha l’andamento solenne e ipnotico dei Pink Floyd. E allora facciamoci crescere i capelli ancora una volta, tiriamo fuori dall’armadio dei ricordi catenine colorate, braccialetti di perline, magliette dai scintillanti colori e disegni lisergici, e dedichiamoci all’ascolto di questo album di Ian Skelly che così brillantemente ha saputo far rivivere nelle sue canzoni psichedelia, folk e anche un pizzico di prog, per esempio nell’uso del moog.

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

Video

Inizio pagina