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22 settembre 2015 , ,

Keith Richards

CROSSEYED HEART

2015 - Republic Records
[Uscita: 18/09/2015]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

keithsquareUn album bello e raffinato, messo su da un artista che ripensa il proprio passato, non per imbalsamarlo e neanche per autocelebrarsi, ma per il piacere di fare musica con convinzione e trasporto, proiettando in avanti lo sguardo.

Ecco, diciamolo così, tutto d’un fiato, perché con le note dell’ultima traccia di questo "Crosseyed Heart", sfumano anche le preoccupazioni di chi si dedica all’ascolto di un album con il timore che possa trattarsi della solita raccolta di brani di un vecchio dinosauro che vuole riproporre stancamente se stesso. Pericolo evitato. Il terzo album del “pirata” Keith Richards, fuori dal contesto della storica band dei Rolling Stones di cui è da sempre una delle colonne portanti, ventitré anni dopo l’uscita di "Main Offender" e ventisette anni dopo "Talk Is Cheap", è un prodotto ben riuscito, che non mancherà di soddisfare chi lo ha sempre apprezzato, con o senza Jagger& C.

 

Per realizzare Crosseyed Heart, e in attesa di entrare in studio con gli Stones per iniziare le registrazioni di un nuovo album, preludio di una nuova tournée, ha chiamato a raccolta gli amici che lo seguono nelle sue avventure… extraconiugali, vale a dire gli X-keith2Pensive Winos, con il batterista Steve Jordan, che firma ben dieci dei brani in scaletta, il chitarrista Waddy Wachtel, il tastierista Ivan Neville, le voci di Bernard Fowler e Sarah Dash in qualità di backing vocalists, mentre il sassofono di Bobby Keyes, storico session man stonesiano scomparso lo scorso dicembre, riesce a far sentire le sue note in due pezzi. Fin dall’inizio, Keith si muove fra il blues classico, che è nel suo dna, e gli sviluppi ritmici che ha sperimentato in oltre cinquant’anni di attività musicale.

La sua voce ha un appeal particolare: dura ed asciutta, seppur priva di quel glamour che suo compare Mick Jagger possiede e utilizza con naturalezza, riesce ad essere efficace ora in una bella ballad, ora in uno scatenato rhythm & blues, ora in un reggae (suo vecchio amore), come nel caso di Love Overdue, cover del brano firmato ed interpretato in origine da Gregory Isaacs.

 

Non mancano i convincenti riff di chitarra dello stesso Richards, che dà spazio ai suoi fedeli compagni di lavoro, qui per ospitare una slap steel guitar, là per dare dignità protagonistica alla batteria di Jordan, mentre, con l’organo di Charles Hodges, che fa capolino in Nothing On Me, si sentono anche due voci illustri, quella di Aaron Neville, padre keithdel tastierista Ivan e capostipite di un’affollata famiglia di musicisti, che lo aiuta in quest’ultimo pezzo citato, e quella di Norah Jones, splendida cantante che duetta con lui nell’elegante Illusion. Una presenza a sorpresa è costituita dalla riuscitissima cover di una canzone del 1933, scritta dal mitico Alan Lomax e da Huddie Ledbetter. Huddie la portò, oltre tutto, al successo con il nome d’arte di Leadbelly: Goodnight Irene, un vero e proprio classico nel quale, in passato, si sono cimentati tantissimi altri grandi artisti, come Nat King Cole, Pete Seeger, Eric Clapton, Alex Havey, Ry Cooder e Tom Waits…

Un album bello e raffinato, dicevamo, che si presta ad un ascolto sereno e godibile. Se i Rolling Stones sono alla ribalta da un cinquantennio e più, lo devono al fatto di essere un ottimo collettivo, certo, ma anche al fatto di aver dentro ottime e navigatissime individualità.

 

Voto: 8/10
Nello Pappalardo

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