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23 giugno 2012 ,

Jherek Bischoff

COMPOSED

2012 - Leaf Records/Goodfellas
[Uscita: 5/06/2012]

Jherek Bischoff “ComposedJherek Bischoff è un musicista, compositore, produttore di Seattle, suona il basso nella indie band Dead Science e ha collaborato con artisti come Xiu Xiu e Parenthetical Girls, e giunge ora al suo secondo lavoro solista. “Composed” ha richiesto un lungo lavoro, quattro anni, durante i quali Bischoff, dopo aver composto i brani sull’ukulele, ha registrato uno alla volta le varie parti strumentali recandosi con la sua bicicletta, un microfono e un laptop nelle case dei musicisti coinvolti. Poi in casa ha assemblato il tutto in un lungo lavoro di produzione riuscendo a creare un suono orchestrale senza l’orchestra! Infine sono state aggiunte le parti vocali, alle quali hanno collaborato alcune delle voci più interessanti del panorama indie, da Carla Bozulich a Mirah, da Dawn McCarthy dei Faun Fables alla francese Soko e due mostri sacri come David Byrne e Caetano Veloso.

 

C’era il rischio che ne uscisse fuori un album frammentario, alterno nei risultati, con i nomi dei musicisti coinvolti a far da luccicante cornice ad un lavoro irrisolto e pretenzioso, e invece ne è risultato un album dalla coerente linea compositiva, ricco e vibrante, nel quale le differenti personalità artistiche coinvolte sono perfettamente inserite nel progetto di Bischoff: creare un moderno disco di pop d’autore che si misuri con la grande tradizione orchestrale americana, da Berlin a Bernstein,  e con rimandi alla musica classica, in particolare ai musicisti russi del passato secolo. “Composed” è disco raffinato e colto e nel contempo mantiene l’inquietudine e l’ansia di ricerca e sperimentazione tipico della musica indie.

 

Otto canzoni e una breve introduzione orchestrale, si comincia subito con Eyes, romantica e sognante, scritta e cantata da Bischoff e David Byrne; The Secret Of The Machines ci trasporta nell’universo magico della fiabe disneyane, mentre l’orchestra cita Strawinsky e noi apprezziamo la voce di Veloso e il nervoso uso delle percussioni; The Nest è intensa e in crescendo drammatico con la voce di Mirah contrappuntata da melodiosi violini e dall’incalzante pizzicare della chitarra; in Blossom la voce di Bischoff si cimenta in una prova alla Tim Buckley, mentre la chitarra di Nels Cline dei Wilco dà il ritmo e violini e fiati intervengono nervosi. Ma sono gli ultimi tre pezzi quelli che spiccano sugli altri: Counting, cover di un  brano del musicista folk inglese Bob Lind, con protagonista la voce di Carla Bozulich, aka Evangelista, a suo agio con un brano pulsante, sempre in bilico fra lenta malinconia e pathos drammatico; Young And  Lovely con un eccitante e teso duetto fra Zac Pennington dei Paranthetical Girls e la voce impertinente e sbarazzina della francese Soko, rimanda alla Weimar di Cabaret; gran finale con la splendida Dawn McCarthy in Insomnia, Death And The Sea, un pop da camera degno di Antony, fra canto folk e sperimentalismo, con un inizio solenne e cupo e un finale teso e impressionistico alla Ravel.

IgnazioGulotta

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