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6 aprile 2015 , ,

Dan Mangan + Blacksmith

CLUB MEDS

2015 - Arts & Crafts
[Uscita: 13/01/2015]

Canada 

 

dan mangan coverDan Mangan ha ormai alle spalle dieci anni di una carriera discografica che, se non possiamo definire esaltante, si è quantomeno mantenuta su livelli accettabili. Chiariamolo subito, "Club Meds" è il suo disco migliore, frutto di un buon lavoro condotto sugli arrangiamenti assieme alla sua band Blacksmith che, non a caso condivide con il cantante canadese la firma in copertina. E proprio la copertina sembra riassumere quella che è l'atmosfera dell'album; uno scatto in bianco e nero che fissa l'isolamento al quale portano le illusioni sul raggiungimento di una esclusiva felicità al riparo dai mali altrui, salvo poi ritrovarsi divorati dai propri. Forse sono solo suggestioni, ma Offred, con il suo sintetizzatore che mima un segnale intermittente, restituisce in parte questo senso di solitudine che interpretiamo come alimentato da una comunicazione sempre più difficile tra gli individui di una società che, se strettamente interconnessa, risulta infine separata nei suoi costituenti e richiusa in sé, schiava dei suoi codici e impermeabile al mondo esterno.  Musicalmente, almeno per questo primo brano, potremmo forse azzardare un accostamento ai Radiohead di inizio millennio, mentre proseguendo con Vessel e Mouthpiece il ventaglio di riferimenti si allarga a Peter Gabriel, Robert Wyatt ed Eddie Vedder.

 

Al di là delle influenze più o meno evidenti, i pezzi scorrono bene e godono di  diversi spunti interessanti che la voce di Mangan riesce a cogliere e sviluppare. Così la malinconica intimità di A Doll's House e l'amara dolcezza di Kitsch proseguono l'incanto di un disco che sembra proiettato verso l'eccellenza. Peccato però che verso la sua metà manganl'album subisca la tipica flessione dei lavori non del tutto riusciti; infatti ravvisiamo un po' di fiacchezza e noia durante l'ascolto di XVI, War Spoils e Fogetery, brani che denotano una certa debolezza nella scrittura e una mancanza di quelle idee in grado di catturare in qualche misura l'attenzione. Dobbiamo quindi aspettare la title-track perchè la curva lentamente inizi a risalire, per poi giungere a Pretty Good Joke, che ricorda il Damon Albarn più recente, ed infine all'atmosfera liturgica di New Skies, il cui sound progredisce fino a far assumere ai Blacksmith le sembianze di una scomposta marching-band allo sbando per le strade di New Orleans. Non sappiamo dire se con Club Meds Dan Mangan abbia raggiunto il suo apice creativo oppure se, come speriamo, questo sia solo il primo frutto raccolto su di una strada che potrebbe rivelarsi ancora più generosa.

 

Voto: 6.5/10
Aldo De Sanctis

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