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28 gennaio 2012 , ,

Cate Le Bon

CIRK

2012 - The Control Group
[Uscita: 17/01/2012]

Ecco la nuova speranza del rock gallese, nata e cresciuta nel paesaggio rurale della sua terra, adesso Cate Le Bon risiede a Cardiff, “Cirk” è il suo secondo disco, nel 2000 ha dato alle stampe “Me Oh My”, a cui hanno collaborato membri dei folletti gallesi Gorky’s Zygotic Mynci, poi ha inciso un ep in lingua gallese e ha collaborato con Gruff Rhys  dei Super Furry Animals con il quale è andata in tournée e ha partecipato al suo progetto collaterale elettro pop Neon Neon. E’ questo l’ambiente musicale nel quale è cresciuta la ventinovenne Cate Le Bon, neo psichedelia bagnata nelle ballate folk e nello spirito bizzarro e folle delle saghe celtiche. Il primo disco, uscito perla Iron Board, etichetta di Gruff Rhys, era dominato da un senso molto forte e oscuro della morte, “ l’esperienza di vedere durante l’infanzia molti animali morti ha avuto l’effetto di generare una fissazione sulla morte”, questo secondo “Cirk”  si apre invece ad atmosfere più aeree e luminose e se la morte e il mistero sono presenti essi qui dialogano e si scontrano con la speranza e l’amore. Numerose le influenze, oltre quelle già citate dei due gruppi gallesi, che vengono rilette e interpretate in modo personale dall’artista, che ha composto tutte e dieci le canzoni presenti: si va così dagli Os Mutantes, per le dolci melodie psichedeliche di Put Me To Work ai Blonde Redhead dell’ipnotica Julia dove la voce si fa limpida e cristallina, dalla ballata folk dall’incedere incalzante di Cirk in cui si sente l’eco della Sandy Denny dei Fairport Convention agli Stereolab della dolce e incantevole Through The Mill.

 

Ma su tutte aleggia il fantasma di Nico, cui la voce di Cate non può che inevitabilmente rimandare; ascoltatela in particolare in Falcon Eyed o in The Man I Wanted, strana e inquietante canzone dedicata all’uomo da amare. La stessa Cate così commenta i motivi del paragone con la cantante dei Velvet Underground:  “per la mia voce profonda e perché ho avuto un terribile problema con l’eroina”. Insomma un disco che apre bene questo nuovo anno musicale, una voce che incanta, capacità di scrittura e arrangiamenti che arricchiscono le canzoni donandogli colorazioni varie e suggestive, si ascolti come esempio lo scatenarsi free dei fiati nel finale di Ploughing Out o le chitarre distorte di Cirk. Canzoni affascinanti, ma non consolatorie, ricche di sfumature e tonalità diverse, per narrarci, in modo quasi autobiografico, la storia di un’anima tormentata e delicata:  “ho sempre amato il movimento degli alberi/ trovami un posto dove posso guardare il vento. /Ho sempre amato l’estate fino alla mia morte/trovami un posto dove gli uccellini volano via.” canta in Cirk.

 

 

Ignazio Gulotta
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