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1 gennaio 2018

Nordgarden

CHANGES

2017 - GDN Records
[Uscita: 19/10/2017]

Norvegia      #consigliatodadistorsioni

 

Sesto album, se si esclude il “Live in Dresden” del 2015, per il cantautore norvegese Terje Nordgarden, la cui carriera discografica è iniziata nell'ormai lontano 2003, carriera che ha avuto ben più di una connessione con il nostro Paese. Nordgarden ha infatti vissuto a Bologna e proprio dalla conoscenza con Paolo Benvegnù ha preso avvio la sua prima pubblicazione, dopo un ritorno in patria il Nostro si è stabilito per un lustro in Sicilia, dove è nata la sua prima figlia, inoltre nel 2013 ha pubblicato “Dieci” album di cover di artisti italiani e cantato nella lingua del nostro Paese. Una biografia che, come si vede, ha più di un punto in comune con quella di un altro musicista norvegese, Erland Øye. Ma veniamo a questo “Changes”, lavoro che esce sempre per la casa discografica dell'autore, il disco è stato registrato a Oslo, città dove è tornato a vivere, al Pacific Studio con la collaborazione di alcuni fra i migliori musicisti della scena locale, così i fiati, elemento che svolge un ruolo decisivo nel disco, sono arrangiati da Erik Johanessen dei Jaga Jazzist, mentre Lise Voldsdal si è occupata degli archi e le cantanti soul Rikke Normann e Sisi Sumbundu si sono occupate dele voci.

 

Un album, “Changes”, che conferma l'ascendenza della musica di Nordgarden dal suono Americana, come testimoniato nella title track che apre il disco dall'armonica e dal piano, ma è la presenza dei fiati e del coro di impronta chiaramente soul a farci capire fin dalle prime tracce i cambiamenti intervenuti nella musica di Nordgarden. È infatti l'influenza della musica black, fra jazz, gospel, e r&b, a dare l'impronta caratteristica a “Changes”, album molto ispirato e i cui arrangiamenti brillano di grande eleganza e raffinatezza. Un pugno di canzoni che si fanno apprezzare e amare incondizionatamente, fra le quali segnaliamo la struggente e intensa Right Now (Love Is Hell) punteggiata dal piano e dagli archi, mentre Don't Need Nobody ci trasporta in una Harlem allegra e danzereccia, il country mesto e rallentato di Come, On, Come In, Come Along e il ritmo swingato di I Ain't Gonna Let Her (Let Me on No More). Abbiamo aspettato sei anni per un disco di canzoni originali del menestrello norvegese, ma visto il risultato ne è valsa veramente la pena.

Voto: 7,5/10
Ignazio Gulotta

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