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10 maggio 2016 , ,

Dylan LeBlanc

CAUTIONERY TALE

2016 - Single Lock
[Uscita: 15/01/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

dylanleblancLa canzone d'autore di area folk ha sempre trovato negli USA un terreno fertile. Magari cambia nome -l'ultimo è “americana”- e ha qualche anno sulle spalle, ma è un linguaggio efficace anche per gli autori più giovani. A volte la critica se ne è servita per necessità, mescolando cose differenti e rischiando l'incomprensione e quando uscì “Paupers Field” (era il 2010) fu fin troppo facile sistemare Dylan LeBlanc tra gli esponenti di “americana”. Tuttavia l'allora giovanissimo cantautore dell'Alabama preferì occuparsi delle sue canzoni e del contratto che gli aveva offerto la Rough Trade, con la gentilezza e l'understatement che da quel momento sono diventati le cifre essenziali del suo “fare musica”. Paupers Field è un album d'esordio perfetto: la padronanza della scrittura -sorprendente in un ragazzo tanto giovane-  e la personalità

513Q7AYZsuL._SX425_spiccata sono qualità piuttosto rare e colpiscono sempre chi ama la musica. Il piccolo Dylan ha avuto la prima chitarra quando aveva dieci anni e ascoltando le canzoni di Paupers Field sembra quasi di vedere come sarebbe diventato una volta superato lo scoglio dell'adolescenza  (capelli lunghi e abiti rigorosamente neri) all'epoca dell'esordio. LeBlanc non nasconde certo le sue origini “sudiste” e una persona tanto sensibile, strappata da un piccolo centro come Muscle Shoals (cittadina nota peraltro per gli studi di registrazione) ha pur bisogno di esprimere la sua inquietudine.

 

C'è la splendida Emma Hartley, che viene proposta anche in un videoclip: Dylan è seduto con l'acustica su uno sgabello in un loft e ricorda il  Nick Drake di “Bryter Layter”. L'album della conferma è il secondo, molto più cupo, “Cast The Same Old Shadow”(2012), 71Ix054zCgL._SX425_pubblicato anch'esso da Rough Trade. E se il colore dominante di Paupers Field -copertina e non solo- era il marrone bruciato, qui prevale il nero. A mancare ancora è la country music, che forse viene evocata dalla critica per la presenza costante, quasi ossessiva, della pedal steel guitar. Muscle Shoals è ormai lontana, anche se Leblanc ci torna volentieri.

“CautionaryTale” è più leggero e sereno, a partire dalla canzone che dà il titolo al disco. La somiglianza con Neil Young di cui si è molto scritto e molto parlato è ancora più forte, ma non scade mai nell'ovvio e nel risaputo. Young del dylanresto ha inventato uno stile che ha influenzato una miriade di cantautori americani e inglesi. E la copertina? Dimenticavamo. Di un giallo squillante. A ribadire il periodo in cui gli archi, le chitarre e i controtempi della batteria -la pedal steel è quasi scomparsa- si intrecciano con innegabile efficacia.

Voto: 8/10
Giancarlo Susanna

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