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5 Dicembre 2014 , ,

Distance, Light & Sky CASTING NETS

2014 - Glitterhouse Records
[Uscita: 24/11/2014]

USA-Olanda-Inghilterra-Belgio                               # Consigliato da Distorsioni

distance coverChris Eckman è instancabile: fra il lavoro come boss delle prestigiose etichette Glitterhouse e Glitterbeat e le numerose creature musicali che lo vedono protagonista si fa quasi fatica a seguirlo, ma ovviamente sarebbe un peccato perderne qualche mossa, perché il nostro mantiene sempre un eccellente livello di qualità in tutte le sue imprese. Distance, Light & Sky è il nuovo progetto messo in campo, si tratta di un trio che unisce musicisti provenienti da esperienze diverse, accanto a Eckman - nato con l’alt. country dei Walkabout, ma ormai da qualche tempo sempre più orientato anche verso il blues del Mali con il progetto Dirtmusic - troviamo Chantal Acda, metà olandese e metà inglese, ma stabilitasi in Belgio, e anche lei impegnata su fronti diversi (su Distorsioni ci siamo occupati sia del suo album solo “Let Your Hands Be My Guide” sia di “Toby” che l’ha vista in duo con  Craig Ward sotto il nome di True Bypass) e il percussionista Eric Thielemans dell’EARR Ensemble che ha accompagnato già la Acda nel suo ultimo tour.

 

Il fulcro intorno a cui ruota questo “Casting Nets” è incentrato sulle voci di Eckman e della Acda, sia quando dialogano, sia quando si esprimono in coro: è il gioco suggestivo dei due diversi timbri vocali che colora di emozioni e sensazioni i brani che compongono il disco. Quella di Chantal Acda è intrisa di nordica dolcezza, su di lei soffia il vento leggiadro delladistance malinconia e i colori umbratili e in chiaroscuro delle brume atlantiche. Quella di Chris Eckman è di uno scuro tono baritonale, le sue corde vocali sembrano essere state ancor più scartavetrate dalle rocce del deserto e dal sabbioso vento sahariano con cui ha arricchito il suo universo musicale. Le canzoni si ondulano su una morbida filigrana di melodie folk eteree ed evocative, sorrette da arrangiamenti minimali con le note della chitarra, sia acustica che elettrica, che sembrano restare sospese in un altrove senza tempo e le percussioni mai aggressive che dilatano la percezione. Dieci perle che sembrano volerci condurre con dolce malinconia sui sentieri uggiosi dell’inverno, quando l’anima predilige il raccoglimento e le tinte sfocate dopo lo scintillare dei colori estivi. Che dire? Questo disco ha l’ammaliante capacità di rapire lentamente il cuore: canzoni come Son, Cold Summer Wood, You Were Done sono un balsamo meraviglioso per le ferite della vita.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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