Migliora leggibilitàStampa
5 luglio 2018 , ,

Neko Case

HELL-ON

2018 - Anti Records
[Uscita: 01/06/2018]

Stati Uniti    

 

neko-case-hell-on-eA giudicare dalla guarnigione di militanti del featuring prestato all’ultimo lavoro di Neko Case si direbbe che da cinque anni (il lasso di tempo inattivo dell'artista) il mondo musicale alternative vivesse in uno stato di urgenza espressiva insoddisfatta. Alla guerra a bassa intensità contro la dispersione artistica partecipano Beth Ditto e Eric Bachmann (Archers of Loaf) che capeggiano il battaglione, poi KD Lang, Joey Burns dei Calexico e Allan Carl Newman. Tutti arruolati per la settima fatica in studio della voce meno convenzionale del pop-folk contemporaneo che questa volta non si contenta di fare sana introspezione come nel precedente kafkiano “The Worse Things Get, The Harder I Fight, The Harder I Fight, The More I Love You”, ma apre alla esplorazione di nuove sensibilità sonore e forse anche di brandelli di mondo non assimilabili alla rossa artista statunitense. “Hell-on” è un disco laterale rispetto alla produzione precedente di Neko Case e anche rispetto ai lavori con il supergruppo The New Pornographers con il quale ha costantemente collaborato: è fatto di suoni complessi e una inedita magniloquenza negli arrangiamenti.

 

Proprio questa lontananza dai luoghi più frequentati dalla Case deve aver suggerito l’intervento del mago pop Björn Yttling alla produzione, la cui mano si sente prepotente nella spirale melodica dell’omonima traccia di apertura e successivamente nella (autobiografica?) Last Lion of Albion con il suo carico di mistero e forza muliebre. Una certa potente cupezza percorre orizzontalmente  tutto il disco per riaffiorare in modo caseesplicito nella eroica crepuscolarità di The Curse Of The I-5 Corridor, una sorta di epica gotica che si distende per circa sette minuti e alla quale Mark Lanegan presta tutta la potenza ampollosa della sua voce. Si alternano quindi momenti più intimisti con la cover della celebre Sleep All Summer già ossequiata dai National e composizioni più vicine al folk-rock caratteristico di Neko Case come My Uncle’s Navy che al recensore suona molto, molto Dire Straits. Parafrasando la definizione con la quale proverbialmente nel 1979 Martin Hannet descrisse il sound dei Joy Division potremmo dire che Neko Case in questa sua ultima fatica produca una musica pop danzante con sfumature gotiche: balla ma non dimenticare. A suffragare questa definizione non solo il pop tumultuoso della conclusiva Pitch or Honey (New Pornographer docet) ma anche le belle linee melodiche di Oracle of The Maritimes e Dirty Diamond. Tutto a riprova dell’indipendenza del talento dai generi e dalla loro presunta morte. 

 

Voto: 7/10
Luca Gori

Video

Inizio pagina