Migliora leggibilitàStampa
21 settembre 2015

Noah Gundersen

CARRY THE GHOST

2015 - Dualtone Records
[Uscita: 21/08/2015]

Stati Uniti  #consigliatodadistorsioni     

 

noha cover-350x350Noah Gundersen, cognome nordico ma di nascita yankee, di Olympia, Washington per la precisione: la carta d'identità recita 26 anni appena compiuti. Non ancora  ventenne pubblica il suo primo ep (mezz'ora di durata) "Brand new world" mentre  sulla piattaforma Bandcamp scorrono altri interessanti lavori come "Saints & liars" e "Family", seguiti poi dal suo esordio adulto, "Fearful bones", inciso insieme ai suoi Courage e pubblicato nel 2010.  Il tutto avviene nella totale indifferenza del pubblico, anche in virtù di di una scena a livello cantautoriale sinceramente  troppo affollata. A solo nome Noah Gundersen è dello scorso anno il buon esordio di "Ledges" che nelle intenzioni del suo autore doveva regalargli maggiore visibilità.

E se quel disco non c'è riuscito poco male, adesso è il turno di "Carry the ghost", autentica prova di maturità per il ragazzo di Olympia, decisamente il meglio che ha composto e seminato in una discografia sufficientemente corposa a dispetto della giovane età. Ha coinvolto in questa sua seconda opera solista, da sempre la più difficile per tutti, oltre la onnipresente sorellina Abby, il fratello Jonathan, quasi a dare un aspetto più familiare ad un disco a cui evidentemente teneva molto.

Ha prodotto da solo il tutto, anche se dietro la consolle ci sono le mani sicure di Phil Ek (Band of Horses, Father John Misty). Gundersen non cade nella trappola di travestirsi da nuovo Nick Drake, per ricavare facili consensi e rapidi innamoramenti. 

 

noah 2Piuttosto è il grande Jackson Browne la figura di songwriter che Noah maggiormente ricorda, vocalmente, molto, ma pure in un certo stile compositivo, non distante nemmeno dal Neil Young più tranquillo e talvolta imbizzarrito. Halo (disappear-reappear) potrebbe stare dentro a "Grace" di Jeff Buckley, senza paura che nessuno avesse niente da ridire. 

Selfish art ha gli stessi toni vocali drammatici che hanno reso famoso un'altro songwriter di culto come Damien Rice, mentre se sentite canzoni purissime come Blossom, Jealous love, Silver bracelet la memoria rimanda proprio a certe cose di Browne, subito prima del declino degli anni ottanta. Ci sono nel disco altre canzoni di notevole intensità, Show me the light è una di queste, anche se forse il vertice si raggiunge con le due tracce finali da sette minuti ciascuna:noah and sister Heartbreaker, che parte come una slow ballad per poi esplodere in un finale elettrico degno del miglior Neil Young/Crazy Horse e Planted seeds che ha più o meno lo stesso andamento con la voce strappata a ricordare ancora  il compianto Jeff Buckley.

Oltre all'edizione normale su cd, quella già corposa con tredici pezzi, la Dualtone offre agli innamorati del sound di Gundersen e famiglia anche una edizione deluxe con altre tre canzoni, con le quali il disco supera abbondantemente l'ora di durata. Fra di esse Alright è la più scarnificata e drammatica, con i controcanti femminili dell'amata sorella Abby, mentre Running for cover è addirittura sulle tracce di un certo Peter Gabriel (da solista). Carry the ghost è un disco di squisita fattura, elegante e di livello alto che speriamo possa regalare finalmente un pò di notorietà anche a Noah Gundersen. Se lo merita davvero. 

 

Voto: 7.5/10
Ricardo Martillos

Audio

Inizio pagina