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29 agosto 2015 ,

The Chemical Brothers

BORN IN THE ECHOES

2015 - Astralwerks
[Uscita: 24/07/2015]

Inghilterra #consigliatodadistorsioni   

 

 

chemical_brothers_born_in_the_echoes_artworkC’è stato un tempo, verso metà anni ’90 del secolo scorso, in cui sembrava che il big beat, quella specie di miscela superalcolica di acid house, hip-hop e campioni rock pompatissimi, fosse davvero “the next big thing”. Non andò così, la moda durò abbastanza poco, ma se oggi assistiamo a raduni oceanici a base di EDM, electronic dance music, molto è dovuto ai Chemical Brothers, due londinesi che scelsero di iscriversi all’università di Manchester non tanto per motivi scolastici, quanto per andare a godersi l’allora fiorente scena musicale che si coagulava nel famoso club Hacienda. Non stiamo parlando ovviamente degli stanchi giochetti elettronici dei vari Calvin Harris o David Guetta, l’eredità dei Chems è potente e dura, come i loro capolavori “Dig Your Own Hole” e “Exit Planet Dust”, che all’epoca hanno saputo far rizzare le orecchie anche ai più refrattari rockettari. Passati i fasti di fine secolo, la non affollatissima carriera discografica dei “fratelli” Tom Rowlands e Ed Simons ha conosciuto alti e bassi, il big beat degli esordi si è man mano avvicinato ad una house contaminata probabilmente più “up to date”. In ogni caso, son passati cinque anni dall’ultimo album in studio, “Further”, un lavoro che dava segni di ritrovata creatività dopo un periodo di scarsa fertilità, durante i quali i nostri si sono sostanzialmente rilassati, dedicandosi a colonne sonore cinematografiche e, tra un premio e l’altro da ritirare, hanno preparato questa uscita con attenzione, circondandosi, come d’abitudine, di collaborazioni altisonanti, gente del calibro di Beck, St. Vincent e Cate Le Bon.

 

the-chemical-brothers-2015Il risultato, va detto sin d’ora, è positivo. I Chemical Brothers sanno far suonare le loro macchine e le collaborazioni con artisti di altra area non fanno che rendere più gustoso il loro minestrone elettronico. Il titolo stesso del disco è evocativo di una ricerca musicale e tecnica spinta all’estremo, ad ottenere suoni dai suoni stessi, effetti dagli effetti: musica “nata negli echi”. Dopo un inizio interlocutorio rappresentato dalla pur godibile Sometimes I Feel So Deserted, il disco decolla con il basso pulsante e il rappare rauco di Q-Tip di Go, seguita dalla spiazzante Under Neon Lights, con la voce di Annie Clark/St. Vincent assediata da un vortice elettronico, e dalla paradigmatica EML Ritual, con alla voce Ali Love. Un trio di colpi davvero ben assestati, a cui si aggiunge subito il big beat oscuro di I’ll See You There, in cui risuona il verso “The future? I’ll see you there”, preso da una catastrofica THE CHEMICAL BROTHERSspoken word del poeta canadese Bill Bissett, che pronostica scenari apocalittici. Just Bang e Reflexion picchiano duro prima di arrivare all’ipnotico trip-hop di Taste Of Honey, con tanto di ape campionata e alla title-track, contagiosa, con la voce svagata della folksinger gallese Cate Le Bon. Radiate rinuncia alla batteria per circondarci di suoni melliflui in crescendo, ad introdurre la finale, malinconica Wide Open, con l’inconfondibile voce di Beck. Un ritorno di gran classe.    

 

Voto: 7.5/10
Luca Sanna

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