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15 maggio 2012 ,

Beach House

BLOOM

2012 - Sub Pop
[Uscita: 15/05/2012]

Beach-House-BloomI Beach House non sono più una sorpresa già da tempo: gruppo di punta della Sub Pop, il duo composto dal chitarrista Alex Scally e dalla cantante/tastierista Victoria Legrand (per inciso una delle più belle voci femminili degli ultimi anni) ha le idee chiare. Per la verità le aveva avute dall' inizio, da quell' omonimo album targato 2006, nel quale riversava nostalgia e sognante abbandono dream-pop, riesumando dalla memoria gente del calibro di Hope Sandoval (Mazzy Star) e Cocteau Twins, una lieve e malinconica psichedelia da risveglio mattutino, il sole che entra dalla finestra, la polvere in controluce e tutta la meraviglia che ne consegue. Sostanzialmente la stessa atmosfera dei successivi album, "Devotion" (2008) e "Teen Dream" (2010) che però faceva risaltare una certa glacialità nella voce di Victoria (impossibile non pensare a Nico) e una produzione eccellente, con grande attenzione per i dettagli (un carillon, un clavicembalo) mentre il precedente assumeva contorni 60's nelle melodie, pur con qualche triviale accenno synth-pop: alcune grandi canzoni, ascolto sempre piacevolissimo con sporadiche cadute di tono e classe.

 

Preambolo necessario per introdurre questo nuovo lavoro della band, che non sembra discostarsi molto dai precedenti, ma che in realtà trova la personale quadratura del cerchio, pescando (spesso) il miglior compromesso possibile fra sonorità languide, a metà strada fra ninne-nanne e dormi-veglia mattutini, fra incedere ripetitivo/ipnotico (Myth) che va a sciogliersi come neve al sole in una bella e ovattata melodia a metà percorso per poi ripetere lo schema. La formula di base rimane dunque questa, anche se Wild ha un battito più deciso del solito al quale affianca una voce distaccata, mentre Lazuli gioca con un saliscendi di semplici scale e l' atmosfera ricorda piacevolmente gli Slowdive più eterei. Other People insiste sul refrain ipnotico e Victoria si lascia trasportare, cantando così, finalmente, una vellutata e bellissima canzone pop.

 

Ma a volte diventa difficile distinguere un brano dall' altro: trovata la formula vincente, sembra non vogliano staccarsene e così qualche brano risulta messo lì un po' come riempitivo, seppure di classe. L' impressione generale è quella di un gruppo molto attento a non uscire da quello che gli riesce meglio e, pur non annoiando, affiorano momenti di stanchezza dovuta al ripetersi della formula. Però ci sono anche lampi di vera eleganza e raffinatezza quali quelli contenuti in New Year (lontane distorsioni fanno pensare ai My Bloody Valentine), un brano che vede la Legrand assoluta protagonista nel mettere la propria voce al servizio della semplicità, oppure nella spiritualità un po' New Age di Wishes con percussioni lontane e voce celestiale che davvero commuove. Il finale vede protagonisti gli accordi un po' da marcetta scanzonata di On The Sea e la vellutata voce quasi pop-soul di Victoria e, per concludere, i quasi 17 minuti di Irene, fra rumore bianco e dolci frequenze. In definitiva un disco che trasuda classe cristallina, ma anche parecchio mestiere e, onestamente, non riesco ad apprezzarlo senza riserve. E' piacevolissimo, ma la sensazione è che lo sia per il gusto di esserlo.

Andrea Fornasari

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