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13 ottobre 2016 , ,

James Leg

BLOOD ON THE KEYS

2016 - Alive Naturalsound Records
[Uscita: 30/09/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni    

 

James Leg Blood on the KeysSe pensate che le più atroci violenze su una tastiera siano state la piromania nevrotica di Jerry Lee Lewis o il coltello di Keith Emerson nel clownesco climax di Rondo, forse non conoscete James Leg. Responsabile non di incendi né (forse) di tentato omicidio, ma fautore di una vessazione continua, impunita, sadica, nei confronti di un Hammond che nelle sue mani diventa arma di distruzione di massa.

È cambiato il nome, ma la nuova incarnazione solista di John Wesley Myers resta sempre la stessa caricatura di Zio Tibia in versione tastierista blues riposseduto da un demonio alcolico. Che dopo quella incarnazione porno-zombies dei Black Keys che furono i Black Diamond Heavies, ha continuato imperterrito a battere la strada dell’horror blues stile Midnight Creep. Dopo la resurrezione di Lemmy in costumi mariachi di “Below the Belt” (2015), ecco un’ancora più subdola imitazione licantropa di Dr. John, incrocio tra un Jon James Leg 1Spencer ed un Willie DeVille nell’idolatria di alcuni dei più fumati tastieristi del tempo che fu: Vincent Crane, il Brian Auger di Oblivion Express, Greg Roslie, Allen Ravenstine. Ma da una diversa prospettiva è davvero la metamorfosi completa di Jerry Lee Lewis (o di Sunnyland Slim se preferite restare nelle 12 battute) finalmente convertito al punk estremo ed autolesionista di Iggy Pop o Sid Vicious, in grado di massacrare il sound caldo dell’organo trasformandolo in un viscerale sferragliamento post-industriale, completamente distorto e devastato da un volume sempre con la lancetta sul rosso: roba James Leg 3da Blue Cheer. Ottima per sventrare le già ruvide tirate di Howlin’ Wolf, un po’ come faceva il grande Hound Dog Taylor piallando via senza ritegno le morbidezze slide di Elmore James. Spunta un Tom Waits della swamp in I'll Take It, ballad per nostalgica malinconia, in cui la notte si fa almeno più luminosa e salvifica.

Tutt’attorno affiorano dal fango i John Campbell, gli Screamin’ Jay Hawkins e il già citato Nume Howlin’ Wolf. Nel voodoo ascendente di Ain't You Hungry, che striscia come il serpente a sonagli pronto all’attacco e rantola come fosse la sua stessa preda, c’è tutta la pece dei bayou tramutata in testosterone hard rock che piacerebbe a Jeffrey Lee Pierce; in Tao Te Leg emerge perfino una purulenta vena funky James Leg 2da dance-floor derelitto ed invaso dagli zombie ballerini. “Blues do-it-yourself”. O almeno ben camuffato da estremismo lo-fi. In realtà una calcolata,  sanguigna ed eccellente collezione di feeling, alcool e sudore per un talentuoso interprete ormai immediatamente riconoscibile. Mica poco, ai tempi dell’omologazione. 

 

Voto: 8/10
Giovanni Capponcelli

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