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29 dicembre 2014 , ,

D’Angelo and The Vanguard

BLACK MESSIAH

2014 - RCA
[Uscita: 15/12/2014]

USA   # Consigliato da Distorsioni

 

D'Angelo_-_Black_Messiah_Album_CoverTra i grandi desaparecidos della musica stava ormai entrando di diritto il quarantenne Michael Eugene Archer, in arte D’Angelo. Dopo due acclamati lavori, “Brown sugar”del 1995 e “Voodoo” del 2000, da tempo non dava notizie di sé, se non qualche collaborazione e un preoccupante bollettino medico. Oggi abbiamo finalmente un nuovo disco, “Black messiah”. Un titolo che, se credessimo ispirato dal messaggio musicale sarebbe come minimo esagerato. Il disco è molto gradevole, ma più che un messia ci troviamo di fronte un dotato allievo che ha compilato un bel bignamino. Quanti grandi della musica nera vengono alla mente ascoltando D’Angelo: Prince (altro grandissimo frullatore di influenze) soprattutto, per il falsetto, a volte un po’ forzato; poi gli imprescindibili Marvin Gaye e Al Green. Persino i TV on the Radio, nell’iniziale, indolente e rockeggiante Ain’t that easy. Il caos sonoro, in realtà totalmente sotto controllo, di 1000 deaths non può che far pensare a Sly and the Family Stone. In Really love cogliamo echi addirittura del tropicalismo postmoderno di Arto Lindsay, un altro che la musica nera la conosce molto bene. Ci sono brani davvero notevoli, come l’elegante The charade, fortemente debitrice ai modelli sopra citati, o la suadente, melodica, Prayer.

 

I più interessanti sono quelli dolcemente jazzati, come Sugah daddy o Betray my hearth. In questi anni, benché afflitto da problemi personali e schiavo delle proprie ossessioni musicali (si scriveva che volesse incidere il fatidico terzo album totalmente da solo), dangelo-2-715x359D’Angelo non è vissuto fuori dal mondo. I testi di Black Messiah, scritti spesso in collaborazione con Kendra Foster, sono ispirati dalla situazione politica e sociale contemporanea, soprattutto dalle violenze compiute da poliziotti nei confronti di uomini di colore, che hanno convinto Archer ad anticipare l’uscita del disco, inizialmente prevista nel 2015. Il titolo allude ad una auspicabile presa di coscienza da parte dell’umanità tutta,dangelo-4-715x359 sperando che sappia risorgere dalle proprie meschinità. Nel disco suonano il talentuosissimo bassista Pino Palladino, anche coautore di Sugah daddy, John Blacwell alla batteria, Cleo “Pookie” Sample alle tastiere, più l’ex collaboratore di Prince Jesse Johnson alla chitarra e un altro chitarrista, Isaiah Sharkey, di estrazione jazzistica. Un disco gradevole, ma non fatevi ingannare dalle votazioni mirabolanti della stampa d’oltreoceano: D’Angelo più che un maestro ci appare un epigono, fornito di bel talento ma comunque epigono dei giganti dell’epoca d’oro della black music.

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

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